SOMMA LOMBARDO – Qualcosa si muove, e questa volta sembra sul serio. A poche ore dall’intervento di Francesca Caruso, che aveva chiesto compattezza al centrodestra, arrivano i primi segnali concreti: l’Udc rompe gli indugi e apre esplicitamente alla candidatura di Piero Cesare Iametti, avvocato in quota Lombardia Ideale.
A dirlo senza troppi giri di parole è Luigi Mancini, che di fatto certifica un cambio di passo: «Non ci sono preclusioni su Iametti. Ne stiamo parlando già da giorni e vogliamo fare il bene di tutti». Tradotto: l’obiettivo ora è evitare una corsa divisa, scenario che fino a pochi giorni fa appariva tutt’altro che remoto.
Il contesto in cui maturano queste dichiarazioni non è secondario. L’occasione è stata l’incontro per il Sì al referendum sulla giustizia, andato in scena la sera del 17 marzo, dove erano presenti tutte le anime del centrodestra locale. Un colpo d’occhio che, più ancora delle parole, restituisce l’idea di una coalizione che prova a ricompattarsi. In sala c’erano Lega, Forza Italia, SommaSì e Lombardia Ideale, con lo stesso Iametti nel ruolo di moderatore e accanto a lui proprio Caruso, protagonista poche ore prima di un richiamo all’ordine tanto netto quanto necessario.
Il punto politico, però, resta delicato. Perché l’apertura su Iametti passa inevitabilmente da un passo indietro di Daniele Consonni, che nei giorni scorsi si era proposto come candidato alternativo. Mancini non lo nasconde e anzi lo esplicita con realismo: «È chiaro che per Consonni questo è un sacrificio». Un sacrificio che, lascia intendere, dovrà essere compensato sul piano politico, verosimilmente nella futura composizione della giunta in caso di vittoria.
È qui che si misura la tenuta dell’operazione. Perché se l’unità appare oggi più vicina, non è ancora acquisita. Le parole di Mancini – «questa è la squadra» – segnano una direzione, ma non chiudono la partita. Restano da definire equilibri, pesi e ruoli, in una trattativa che si annuncia tutt’altro che banale.
Intanto tramonta l’ipotesi di un terzo nome. «Non c’è più tempo», è la sintesi che circola tra i partiti. Una scelta dettata più dalla necessità che dalla convinzione, segno che la priorità è ora partire con la campagna elettorale senza ulteriori tentennamenti.
La sensazione è che il centrodestra abbia imboccato la strada dell’unità, ma che debba ancora percorrerla fino in fondo. Il tavolo va ricomposto, gli accordi vanno chiusi e le tensioni smussate. Solo allora la coalizione potrà presentarsi davvero compatta agli elettori. Per ora, è un passo avanti. Ma non ancora decisivo.













