Comuni di frontiera compatti sui ristorni. Mastromarino rieletto presidente

Mastromarino confermato presidente dei comuni di frontiera, ANCI Lombardia al fianco della battaglia

LAVENA PONTE TRESA – Una sala gremita e un voto unanime: l’assemblea annuale dei Comuni Italiani di Frontiera, riunita venerdì 28 novembre a Lavena Ponte Tresa, ha confermato Massimo Mastromarino alla guida dell’associazione per il quadriennio 2026-2029. Un riconoscimento al lavoro svolto e, soprattutto, un mandato forte in vista della partita decisiva dei ristorni 2026.

Accanto al sindaco trezzino, l’assemblea ha eletto il nuovo consiglio direttivo: Simone Castoldi (Rancio Valcuvia), Emanuele Quintiglio (Viggiù), che assumerà anche il ruolo di vicepresidente, Ermes Tettamanti (Uggiate con Ronago, Como) e Antonella Mazza (Carlazzo, Como). Una squadra rappresentativa di tutto l’arco dei territori di confine.

Il cuore dell’incontro è stato però la rivendicazione compatta sul tema dei ristorni, le risorse che i Cantoni svizzeri trasferiscono ai Comuni italiani dove risiedono i frontalieri. L’assemblea ha ribadito senza esitazioni il principio cardine: va rispettato l’accordo internazionale Italia-Svizzera e va rispettato il Memorandum d’intesa firmato dall’Acif. Tradotto: nessuna riduzione delle somme dovute e l’intero importo – circa 128 milioni di euro – deve essere attribuito ai Comuni, senza ritardi né trattenute.

I sindaci hanno dato mandato a Mastromarino e al direttivo di chiedere un incontro urgente al Governo, per evitare che il tema finisca ancora una volta in territori grigi o in trattative unilaterali. «Serve chiarezza e serve ora», è stato il messaggio che ha attraversato tutta la riunione.

A rafforzare la posizione dei Comuni di frontiera è arrivato anche il sostegno ufficiale di ANCI Lombardia. Il Direttivo regionale ha infatti approvato tre impegni precisi: costruire una linea unitaria a tutela dei territori di confine insieme all’Acif; coinvolgere Regione e Province in un coordinamento istituzionale stabile; pretendere il pieno riconoscimento delle risorse, partecipando alla definizione dei criteri di riparto dei ristorni e del nuovo Fondo per lo sviluppo economico delle zone di confine.

Una convergenza politica e istituzionale che, nelle prossime settimane, potrebbe pesare molto nel dialogo con Palazzo Chigi. I Comuni di frontiera, stavolta, non sembrano intenzionati a cedere di un millimetro.