Manta Aircraft, stop definitivo alla joint venture con la Cina

Il Consiglio di Stato conferma il veto del governo: il know-how aeronautico è un asset strategico da proteggere.

Il Consiglio di Stato ha chiuso in via definitiva la controversia tra Manta Aircraft e il governo italiano, confermando la legittimità del veto imposto nel 2024 dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. La decisione avalla quanto già stabilito dal Tar del Lazio in merito alla joint venture con il gruppo cinese Shenyang Aviation Industry.

Un progetto innovativo nato nel Varesotto

La vicenda affonda le radici nel 2021, quando il progetto venne presentato a Volandia. Manta Aircraft, realtà nata nel cuore della cosiddetta “Provincia con le Ali”, ha sviluppato un velivolo ibrido innovativo, capace di combinare le caratteristiche degli aerei ad ala fissa e degli elicotteri: decollo e atterraggio verticali insieme a prestazioni ad alta velocità.

Una tecnologia promettente, con possibili applicazioni nel trasporto passeggeri su tratte regionali e nel settore emergente della mobilità aerea avanzata.

L’accordo con la Cina e il veto

Nonostante il potenziale, il progetto non aveva trovato sostegno in Italia. Dopo aver coinvolto realtà come Leonardo, Cassa Depositi e Prestiti e l’Aeronautica Militare senza esiti concreti, la startup si era rivolta all’estero.

L’intesa con il partner cinese prevedeva investimenti per sviluppare e costruire due prototipi civili destinati al mercato asiatico. Tuttavia, nell’ottobre 2024 il governo ha esercitato il cosiddetto golden power, bloccando l’operazione per motivi legati alla tutela degli interessi strategici nazionali.

La decisione dei giudici

Secondo i giudici, il nodo centrale riguarda il trasferimento di know-how tecnologico. Anche in assenza di un brevetto già consolidato, le competenze sviluppate da Manta rappresentano un patrimonio strategico che, se trasferito all’estero, potrebbe essere acquisito da soggetti legati a Paesi extra-UE.

La sentenza chiarisce inoltre che il golden power può essere applicato anche a operazioni “in uscita”, come nel caso in esame, ampliando di fatto il raggio d’azione dello strumento.

Un altro punto chiave riguarda il possibile utilizzo “duale” della tecnologia: non è necessario dimostrare un impiego militare attuale, ma è sufficiente che tale possibilità non possa essere esclusa. Nel settore aeronautico, questa eventualità è considerata plausibile.

Interesse nazionale e scenari futuri

Il pronunciamento si inserisce in un orientamento ormai consolidato, che riconosce ampia discrezionalità al governo nella tutela degli asset strategici, senza violare la libertà d’impresa.

Il caso Manta, pur riguardando una realtà di dimensioni contenute, assume quindi un valore più ampio: definisce con maggiore chiarezza i limiti entro cui è possibile trasferire tecnologie sensibili all’estero e conferma una crescente attenzione verso operazioni che coinvolgono Paesi extra-UE, soprattutto in settori chiave come quello aeronautico.