Associazionismo e Comune di Varese, la frattura diventa evidente

Il caso Angeli Urbani è più di una vertenza logistica: qualcosa si è rotto nel “giocattolo” di Galimberti e il fronte del volontariato non appare più compatto con Palazzo Estense

VARESE – Non è più solo una questione di sedi, protocolli o promesse mancate. La lettera degli Angeli Urbani indirizzata al sindaco Davide Galimberti, al Consiglio comunale e al prefetto segna un passaggio politico più profondo: la rottura, o quantomeno una crepa ormai visibile, nel rapporto tra l’amministrazione e una parte significativa del mondo dell’associazionismo cittadino.

Il caso sollevato da Walter Piazza, punto di riferimento degli Angeli Urbani, va letto oltre la contingenza. Due traslochi forzati in pochi mesi, la perdita prima dello Chalet Martinelli e poi dell’ex bar della Pesa, un protocollo d’intesa che da strumento operativo si è trasformato – nelle parole dell’associazione – in un elenco di buoni propositi. Ma soprattutto una sensazione diffusa: non essere più considerati interlocutori strategici, bensì un problema da rinviare.

Dal “patto civico” al disincanto

Per anni l’amministrazione Galimberti ha costruito il proprio racconto politico anche sulla centralità del Terzo Settore, sulla collaborazione con le associazioni come pilastro della vita cittadina e della sicurezza urbana “partecipata”. Un fronte che appariva compatto, quasi naturale alleato del sindaco. Oggi quel fronte mostra segni di logoramento.

La vicenda degli Angeli Urbani racconta di un cambio di clima: promesse iniziali di continuità, incontri istituzionali dai toni rassicuranti, poi il progressivo slittamento verso bandi, procedure, “valutazioni future”. Un linguaggio amministrativo che, agli occhi di chi opera quotidianamente sul territorio, suona come una ritirata della politica dalle responsabilità assunte.

Il messaggio che va oltre gli Angeli Urbani

Il punto più delicato è proprio questo: la protesta non arriva da un’associazione marginale o occasionale, ma da una realtà spesso chiamata a collaborare con il Comune, presente in eventi, manifestazioni e iniziative pubbliche. Quando una voce così decide di formalizzare il dissenso, il segnale va oltre il singolo caso.

Nella lettera, Piazza parla esplicitamente di un’amministrazione che non tratta il Terzo Settore come un alleato. È una frase che pesa, perché intercetta un malessere più ampio che, sottotraccia, attraversa anche altre realtà associative: la sensazione che il dialogo si sia trasformato in gestione burocratica, e la collaborazione in semplice utilizzo occasionale.

Qualcosa si è rotto

Il “giocattolo” politico costruito attorno all’idea di una città sorretta da un rapporto armonico tra Comune e associazionismo oggi scricchiola. Non è detto che sia una rottura definitiva, ma la compattezza non è più scontata. E il rischio, per Palazzo Estense, è che questa frattura diventi strutturale proprio con chi, negli anni, ha contribuito a sostenere pezzi importanti della vita sociale varesina.

La richiesta degli Angeli Urbani non è straordinaria: coerenza, rispetto degli impegni, chiarezza. Ma il sottotesto politico è chiaro: se il rapporto non viene ricucito, il mondo dell’associazionismo potrebbe smettere di essere un alleato automatico dell’amministrazione. Un segnale che il sindaco e la maggioranza non possono permettersi di sottovalutare.