Rivolta nel carcere di Busto Arsizio, esplode una crisi annunciata

Dopo i disordini Azione accusa: “Struttura sovraffollata e usata come sfogo per Milano”

BUSTO ARSIZIO – Sei ore di tensione, celle devastate, arredi distrutti e incendi all’interno dei reparti. I gravi disordini scoppiati il 14 febbraio nel carcere di Busto Arsizio hanno riportato al centro dell’attenzione una situazione che, secondo Azione, era già da tempo fuori controllo. Quanto accaduto viene definito dal partito come la manifestazione più evidente di un disagio profondo e strutturale che da mesi pesa sull’istituto di via Cassano.

Secondo la segreteria provinciale di Azione, il penitenziario bustocco soffre una combinazione esplosiva di problemi: sovraffollamento cronico e grave carenza di personale della Polizia Penitenziaria. A rendere ancora più fragile l’equilibrio interno sarebbe l’utilizzo della struttura come una sorta di “valvola di sfogo” per alleggerire le carceri di Milano e dell’hinterland, riversando su Busto un numero crescente di detenuti e mettendo sotto pressione spazi e risorse già insufficienti.

Per Azione, però, la risposta non può limitarsi all’emergenza locale. Il partito chiede un cambio di passo a livello nazionale, indicando alcune direttrici precise: ridurre il ricorso al carcere per i reati minori, puntando su pene alternative che favoriscano responsabilizzazione e reinserimento, migliorare le condizioni di vita e di lavoro all’interno degli istituti e affrontare in modo strutturale il tema della gestione dei detenuti stranieri irregolari.

Sulla vicenda è intervenuto anche Fabrizio Benzoni, vicecapogruppo di Azione alla Camera e segretario regionale: «I fatti di Busto Arsizio dimostrano che non è più tempo di rinvii. Il sovraffollamento si combatte con scelte coraggiose, non con misure tampone». Secondo Benzoni, la chiave è investire su lavoro e formazione: «Punire non significa solo rinchiudere, ma responsabilizzare. Solo così si restituisce dignità al sistema penitenziario e si garantisce una sicurezza reale ai cittadini».