Busto Arsizio, 400 studenti in corteo: «La scuola cade a pezzi, vogliamo essere ascoltati»

Busto Arsizio, 400 studenti in corteo: «La scuola cade a pezzi, vogliamo essere ascoltati»
Mercoledì mattina la manifestazione degli studenti dei licei Candiani, Crespi e Verri: nel mirino le condizioni degli edifici scolastici, i finanziamenti all’istruzione e le politiche del governo. Il corteo ha attraversato il centro senza tensioni.

Circa 400 studenti sono scesi in piazza mercoledì 28 ottobre a Busto Arsizio per protestare contro le condizioni degli edifici scolastici e le criticità organizzative del sistema dell’istruzione. Il ritrovo è stato fissato alle 8.30 in via Manara, davanti al liceo artistico Candiani, dove si sono radunati anche gli studenti del liceo Crespi e del Verri.

Dopo il concentramento, i ragazzi sono partiti in corteo con striscioni e cartelli, attraversando il centro cittadino fino a raggiungere piazza Santa Maria, dove si sono fermati per un sit-in. Una manifestazione accompagnata dalla richiesta di rispettare gli spazi pubblici e di rifiutare ogni forma di violenza, indicazioni ribadite dagli organizzatori fin dall’inizio. La mattinata si è svolta senza tensioni.

Dalle scuole alle proteste contro le politiche del governo

Le rivendicazioni hanno riguardato innanzitutto le condizioni degli istituti frequentati ogni giorno dagli studenti, ma si sono allargate anche a temi sociali e politici. Durante il presidio sono stati affrontati i temi dell’inclusione, del razzismo e delle spese militari, giudicate dai manifestanti una priorità rispetto agli investimenti destinati alla scuola e alla sanità.

Non sono mancati slogan critici nei confronti del governo, di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, e di Israele. Sui cartelli esposti durante la manifestazione sono comparsi messaggi contro il silenzio delle istituzioni e a sostegno del diritto degli studenti di far sentire la propria voce.

L’assessore Colombo: «I ragazzi hanno diritto alla parola»

Alla manifestazione era presente anche Chiara Colombo, assessora alle Politiche educative e giovanili, che ha seguito il gruppo degli studenti del liceo artistico Candiani.

«I ragazzi hanno diritto alla parola, possono esprimere il loro pensiero e il loro dissenso. Ma a giudicare già dai primi momenti, rispettano completamente le regole», ha dichiarato. «Sono contenta di vedere che hanno un approccio positivo e non distruttivo alla parola e alla comunicazione. È bello essere qui con loro».

Una presenza che ha accompagnato il corteo e dato spazio alle richieste dei giovani, al centro di una mobilitazione che ha unito le rivendicazioni legate alla scuola a questioni più ampie.

«Da anni la situazione non cambia»

Tra i manifestanti c’era anche un’ex studentessa del Candiani, diplomata da pochi mesi, che ha raccontato le ragioni della protesta e la frustrazione per una situazione che, secondo la sua testimonianza, si trascina da tempo.

«Siamo gli studenti di Candiani, Verri e Crespi. Oggi siamo in piazza perché le condizioni in cui andiamo a scuola sono tremende, assurde, e da anni la situazione non cambia nonostante tutte le manifestazioni che facciamo», ha spiegato.

La giovane ha poi collegato la questione degli edifici scolastici alle scelte di spesa pubblica: «Siamo stanchi di vedere il nostro futuro sgretolarsi perché qualcuno ai piani alti decide che valga più la pena finanziare guerre che non ci riguardano piuttosto che le scuole, la sanità, l’istruzione».

Il ricordo del Candiani e i problemi degli universitari

Nel suo racconto, l’ex studentessa ha ricordato anche le condizioni in cui si trovava il liceo durante gli anni della sua frequenza: «Quando ero al Candiani, anni fa, c’erano i buchi nel tetto e letteralmente pioveva dentro. Finché non abbiamo scioperato non si è fatto niente».

La testimonianza si è poi allargata alla situazione degli universitari, alle prese, secondo la giovane, non soltanto con le difficoltà legate all’istruzione, ma anche con il costo della vita e degli affitti.

Da qui l’appello a continuare a mobilitarsi: «Per questo ribadisco quanto sia fondamentale scioperare e far valere i propri diritti scendendo in piazza: è l’unico modo per farsi ascoltare».

La manifestazione di Busto Arsizio ha così portato al centro del dibattito le richieste degli studenti dei tre licei cittadini: maggiore attenzione alle strutture scolastiche, investimenti nell’istruzione e ascolto da parte delle istituzioni.

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google