MILANO – Rischiano di nuovo il processo l’ex presidente della Camera, Irene Pivetti, e altre 8 persone indagate nella vicenda della compravendita dalla Cina di mascherine Ffp2 per 35 milioni di euro durante l’emergenza Covid.
La Procura di Milano le ha notificato un nuovo avviso di conclusioni indagini preliminari dopo che i precedenti fascicoli, che avevano già portato a un rinvio a giudizio per frode in pubbliche forniture, bancarotta, appropriazione indebita, riciclaggio e autoriciclaggio, sono stati trasferiti per competenza fra Busto Arsizio e Roma, prima di approdare nel capoluogo lombardo.
Secondo il nuovo provvedimento firmato dai pubblici ministeri Giovanni Tarzia e Roberta Amadeo e dal Procuratore di Milano, Marcello Viola, Pivetti assieme alla figlia, al genero imprenditore, Luciano Mega, e alle altre persone coinvolte nell’inchiesta, avrebbe consegnato migliaia di dispositivi di protezione con marchio CE contraffatto che l’azienda Only Logistics Italia srl, di cui Pivetti era amministratrice unica, aveva importato consegnando alla società Esaypharm “semi-maschere filtranti di provenienza cinese” diverse da quelle oggetto del “contratto” che dovevano essere riconducibili allo “standard europeo”. Ne avrebbe vendute altre come “commerciabili” in assenza delle autorizzazione Inail. All’ingresso all’aeroporto di Malpensa la guardia di finanza avrebbe rilevato difetti di produzione e scarsa qualità e una quantità di mascherine per un valore di 10 milioni di euro invece dei 35 milioni pattuiti per l’emergenza con la Protezione civile.
Nel procedimento che si era incanalato a Busto Arsizio prima del trasferimento si erano costituiti parte civile il Ministero dell’Interno, l’Agenzia delle Dogane, l’Agenzia delle Entrate e alcune strutture ospedaliere che avevano ricevuto le mascherine in dotazione. Ora l’avviso di chiusa indagini prelude a una nuova richiesta di rinvio a giudizio.













