VARESE – Alcune centinaia di euro di materiale elettronico e informatico, poi la fuga e lo spintonamento di un addetto alla sicurezza. È così che un episodio inizialmente riconducibile a un furto si è trasformato, secondo l’accusa, in una rapina impropria.
Protagonista della vicenda è un giovane cittadino straniero, poco più che ventenne, arrestato in flagranza dai carabinieri di Varese dopo essere uscito da un grande punto vendita specializzato in elettronica e informatica, MediaWorld.
La refurtiva non avrebbe avuto un valore particolarmente elevato, ma la reazione nei confronti dell’addetto alla sicurezza avrebbe fatto scattare l’ipotesi di reato prevista dall’articolo 628, secondo comma, del Codice penale.
Il furto e lo scontro con il vigilante
Secondo quanto ricostruito, il giovane avrebbe sottratto alcuni prodotti dagli scaffali del negozio per un valore complessivo di qualche centinaio di euro.
Una volta scoperto e raggiunto dagli addetti alla sicurezza, nel tentativo di allontanarsi avrebbe spintonato uno degli operatori, comportamento che ha portato a contestargli non soltanto il furto, ma la più grave ipotesi di rapina impropria.
L’intervento dei carabinieri ha permesso di bloccarlo e procedere all’arresto in flagranza.
La merce è stata successivamente recuperata e riconsegnata ai legittimi proprietari.
L’arresto convalidato, poi il divieto di dimora
La vicenda è approdata questa mattina, lunedì, davanti al giudice monocratico del tribunale di Varese con rito direttissimo. Il pubblico ministero è Lucilla Gagliardi.
Il giudice ha convalidato l’arresto, disponendo tuttavia la rimessione in libertà del giovane.
Nei suoi confronti è stata applicata la misura cautelare del divieto di dimora nel Varesotto, anche considerando che l’imputato risiede al di fuori della provincia.
L’uomo, come previsto dalla legge, è presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.
Che cos’è la rapina impropria
La contestazione riguarda l’ipotesi disciplinata dall’articolo 628, secondo comma, del Codice penale.
Si parla di rapina impropria quando, dopo essersi impossessato di un bene altrui, il responsabile utilizza violenza o minaccia per assicurarsi il possesso della cosa sottratta oppure per procurare a sé o ad altri l’impunità.
La distinzione rispetto alla rapina cosiddetta propria riguarda quindi il momento in cui viene esercitata la violenza.
- Rapina propria: violenza o minaccia vengono utilizzate per impossessarsi del bene.
- Rapina impropria: violenza o minaccia intervengono immediatamente dopo la sottrazione, con l’obiettivo di mantenere il possesso della refurtiva o assicurarsi la fuga e l’impunità.
Nel caso di Varese, sarà ora l’iter giudiziario a stabilire le responsabilità dell’imputato e l’esatta qualificazione dei fatti contestati.













