Bombe ecologiche a Varese Ecco dove sono e cosa si rischia

VARESE Emergenza “bombe ecologiche”. Tolta Milano, dove sono 346, Varese è la provincia lombarda quella con il maggior numero di siti pericolosi per la presenza di amianto e altri inquinanti sciolti nelle falde acquifere e nel terreno.
Pericoli “silenti”, con cui i cittadini spesso convivono a un passo dalle proprie abitazioni. Le “bombe varesotte” sono ben 74, contro le 70 di Brescia e le 46 di Monza e Brianza, solo per citare le tre province più

contaminate. Como, nostra vicina di casa, ne ha solo 31.
I siti dove sono avvenuti sversamenti tali da aver contaminato falde acquifere e suoli (o l’uno, o l’altro), nel comune di Varese sono sette: c’è tutta l’area industriale di via Dalmazia 23, la ex conciaria Cornelia di Valle Olona, la ex Rft Spa, l’Augusta Motors, la società Ciles e alcuni distributori di benzina.
Nella provincia, invece, spicca l’Aermacchi di Venegono Inferiore, l’aeroporto di Malpensa, il consorzio Accam di Busto, l’Isotta Fraschini di Saronno, la ex Montedison di Taino, la ex discarica comunale di Travedona di Monate, solo per citarne alcuni. «Si tratta di bonifiche che richiedono immense quantità di risorse economiche e così si trascinano da decenni: un esempio lampante è ex cava di Malnate – dice Alberto Minazzi, di Legambiente Varese – Alla fine succede che debba intervenire l’amministrazione pubblica o che, con il passare del tempo, non sia più possibile mettere le mani su questi siti. La soluzione è revisionare la normativa. Non ha funzionato neppure dare la possibilità di far edificare sopra le aree dismesse perché, per ragioni economiche, si è sempre privilegiato andare a occupare nuovi terreni. Gli investimenti immobiliari avrebbero dovuto avvenire su siti dismessi, per rimediare a parte dei guai del passato».
«Dal punto di vista della gestione delle bonifiche siamo in una situazione non solo preoccupante, ma addirittura scoraggiante. Nonostante sia chiaro a tutti che occorre risolvere il problema, ancora una volta nessuno se ne fa carico e si continua a consumare nuovo suolo, con danni incalcolabili».
In tutta la Lombardia i siti contaminati sono più di 800. Per bonificarli la Regione ha messo a disposizione 43 milioni di euro da usare entro il 2014. Nella nostra provincia l’intervento più urgente riguarda il fiume Olona: servirebbero 80 milioni di euro per rifare i depuratori obsoleti che sono quattro su cinque. Se non si interviene, si rischiano sanzioni dall’Unione Europea. Consola sapere che i siti già bonificati in Lombardia sono 1.396, di cui 49 nella nostra provincia. Nel Comune di Varese le aree già oggetto di intervento sono l’ex padiglione Macchi del Circolo, l’ex Malerba, l’ex Enel, l’ex Facon, l’ex genio civile ora Aler, l’Agip sul lungolago.
Nella provincia spiccano la ex cava Marocchi di Marchirolo, le manifatture tessili di Olgiate Olona, la fonderia Bianchi e nipoti di Solbiate Olona, l’ex Lanificio di Somma, il raccordo dell’A8 di Sesto Calende.

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s.bartolini

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