VARESE Non era del tutto presente a se stesso Jacopo Merani al momento delle feroci aggressioni a Dean Catic, il 21 aprile dello scorso anno, quando, con la complicità di Andrea Bacchetta, colpì ripetutamente (con pugni, coltello e addirittura un piccone) il diciassettenne di origine croata, fino a provocarne la morte dopo una terribile agonia e sofferenze prolungate: così almeno la pensa lo psichiatra Ambrogio Pennati, incaricato dal giudice per l’udienza preliminare Giuseppe Fazio di redigere una perizia sullo stato psichico del diciannovenne varesino, arrestato con il suo amico tre giorni dopo l’omicidio. «Grave compromissione della capacità di intendere e volere al momento delle tre aggressioni, associata a pericolosità sociale, anche per se stesso» sono le conclusioni, messe nero su bianco dall’esperto, al termine di 337 pagine in cui si dà conto del quadro clinico di Merani (la cui storia di sofferenza psichica era nota, essendo stato a lungo in cura, da minorenne, in strutture pubbliche). L’uso dell’aggettivo «grave» e la delimitazione dell’arco temporale – «al momento delle tre aggressioni» – in qualche modo relativizza il giudizio: non quindi un’assoluta capacità di intendere o volere. In termini giuridici, si può tradurre come seminfermità mentale: se fosse riconosciuta in sede di dibattimento e accolta da parte del giudice, varrebbe un cospicuo sconto di pena per un reato, omicidio volontario,
per il quale il pm Agostino Abate contesta le aggravanti della premeditazione e della crudeltà, oltre allo spaccio di sostanze stupefacenti. Ma ora è troppo presto per ragionare in questi termini: l’udienza si aprirà il 23 settembre, e in quella sede la perizia psichiatrica e quella medico legale verranno illustrate dai medici che le hanno redatte. La conclusione dello psichiatra sembra favorevole alla difesa di Merani (avvocati Fabio Ambrosetti e Alberto Zanzi), ma il giudizio del perito si fa più sfumato su altri aspetti, come l’eventuale premeditazione e la criminogenesi. Il dottor Pennati ha incontrato due volte in carcere Jacopo Merani, e nel corso dei colloqui gli ha pure somministrato alcuni test. Ha inoltre voluto conoscere Andrea Bacchetta, per meglio delineare che tipo di rapporto intercorresse tra i due amici, legati al punto di commettere insieme un delitto così orrorifico. Difeso dagli avvocati Fabio Margarini e Anna Lago, Bacchetta non è stato sottoposto a perizie, ma chiesto di accedere al rito abbreviato. Sarà comunque interessante conoscere come lo psichiatra ha inquadrato l’amicizia tra i due giovani, in vista anche della attribuzione di responsabilità dell’omicidio in capo ai singoli. Insomma, chi ha condotto il gioco quella notte terribile? Le strade dei due giovani potrebbero a questo punto divergere, anche se nella prospettiva del nostro codice la questione assume scarso rilievo.
s.bartolini
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