Spiava i suoi dipendenti Maxi multa al ritorante

Spiava i suoi dipendenti Maxi multa al ritorante

VARESE Quattordicimila euro di multa non sono pochi ma violare la privacy dei propri dipendenti (soprattutto se clandestini) è un fatto grave. E’ per questo che la divisione polizia amministrativa e sociale della Squadra volante della questura, in collaborazione con la Direzione provinciale del lavoro di Varese, ha usato la mano pesante.Nel mirino delle divise è finito un ristorante giapponese, gestito però da cinesi, che si trova a Calcinate del Pesce. Alcune segnalazioni avevano messo la questura sul chi va là. E venerdì, a seguito di un sopralluogo sul posto, gli investigatori hanno avuto le conferme ai loro sospetti. All’interno del locale, i poliziotti hanno infatti notato alcune telecamere. Come è stato appurato, gli occhi elettronici riprendevano i dipendenti all’opera. Ma ciò avveniva senza l’autorizzazione che deve essere rilasciata dalla Direzione provinciale del lavoro, e anche senza che venisse esposta l’informativa prevista dalla normativa sulla privacy. Come ciliegina sulla torta, dalle verifiche è emerso anche che nel ristorante lavorava in nero un cinese privo di documenti: tanto quelli personali, quanto quelli che devono attestare la regolare presenza sul territorio italiano.Per queste violazioni, e per altre infrazioni di natura amministrativa, il titolare del ristorante verrà denunciato (dovrà rendere conto, in particolare, della presenza del lavoratore irregolare) e dovrà

pagare una sanzione da 14 mila euro.Polizia in azione anche in un altro locale gestito da cinesi. In questo caso si parla di un bar situato in via Como, nel centro di Varese.Qui gli agenti invece constatato che una cittadina cinese minorenne veniva illegalmente impiegata come cameriera. «Tale violazione – fa sapere la questura in una nota – comporterà, oltre a rilevanti sanzioni pecuniarie, la chiusura dell’esercizio nel caso in cui il titolare non provveda a regolarizzare la posizione della dipendente entro pochi giorni».Non basta. Dai controlli è risultato anche che il gestore aveva ignorato la legge entrata in vigore dallo scorso mese di novembre: non aveva quindi messo a disposizione dei clienti un rilevatore del tasso alcolemico per verificare l’idoneità alla guida dopo aver bevuto alcolici. Infine, non risultava che il titolare del locale avesse ottenuto dal Comune l’autorizzazione a collocare tavolini e sedie all’aperto, come invece aveva fatto. Il questore di Varese ha disposto anche sospensione per sette giorni della licenza di un circolo privato ad Arcisate. La sua colpa?  Quella di non aver osservato gli obblighi imposti dalla legge sul fumo; violazioni che erano state accertate, assieme a diverse altre, durante un controllo effettuato lo scorso mese di febbraio della Squadra amministrativa della questura.

s.bartolini

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