Infortunio sul lavoroOperaio muore a Gorla Maggiore

Gorla Maggiore Non ce l’ha fatta Gianni Macchi, l’operaio di 53 anni originario di Fagnano ma attualmente residente con la moglie a Veniano (Como), vittima del drammatico infortunio sul lavoro avvenuto l’altro ieri, intorno alle 11, a Gorla Maggiore. Nel pomeriggio di ieri i medici dell’ospedale di Legnano hanno dichiarato la morte cerebrale: le 6 ore di osservazione (scadute in nottata) non hanno portato a miglioramenti e il decesso è stato dichiarato mentre i familiari decidevano se autorizzare o meno l’espianto

degli organi. Dalla Cgil, intanto, arriva un’accusa fortissima: «Il governo sta limitando le normative in materia di sicurezza sul lavoro – dice Gianmarco Martignoni, della segreteria provinciale Cgil – Questo significa minore tutela per i lavoratori e maggior rischio di infortuni mortali, come accaduto a Gorla Maggiore. E’ necessario, invece, un inasprimento dei controlli che obblighino gli imprenditori a fornire ai dipendenti tutta la necessaria assistenza nonché tutela».

Macchi, operaio esperto da anni dipendente in un’azienda di via Boschi Belli a Gorla Maggiore, azienda impegnata nella tornitura e nella filatura di pezzi in metallo, l’altro ieri mattina, come ogni mattina da molti anni a questa parte, ha raggiunto il posto di lavoro. Ha avviato il tornio, come sempre, e si è messo a lavorare. Quello stesso tornio l’ha risucchiato. Non è chiaro se la machina abbia agganciato un indumento oppure abbia agito sulla pelle: certo è che un braccio di Macchi è stato agganciato e praticamente aspirato dalla macchina. Macchina che ha continuato a funzionare mentre l’arto veniva menomato e l’operaio rimediava ferite molto gravi anche alla testa. La macchina non si è mai fermata: «Per questo – spiega Martignoni – chiederemo verifiche approfondite. E’ strano che un tornio dotato di tutte le misure di sicurezza necessarie continui ad agire anche in caso di un incidente tanto grave». Bloccato il macchinario, i colleghi di Macchi hanno chiamato i soccorsi. L’uomo è stato trasportato in ospedale a Legnano dove è stato sottoposto ad un grave intervento chirurgico e quindi ricoverato nel reparto di terapia intensiva. I medici non hanno mai sciolto la prognosi e ieri pomeriggio è arrivata la dichiarazione di morte cerebrale e quindi la contestazione del decesso in nottata.

Il tornio utilizzato da Macchi intanto è stato posto sotto sequestro. Asl e carabinieri dovranno determinare se ogni misura di sicurezza prevista dalle normative era stata applicata al momento dell’incidente. Al vaglio anche la possibilità dell’errore umano. «Resta la carenza di controlli e di leggi che garantiscano l’incolumità dei dipendenti – dice Martignoni – Senza i dovuti controlli le aziende non investiranno mai né nella formazione, che è indispensabile, né nell’applicare ogni misura necessaria per evitare incidenti gravi come quello avvenuto a Gorla. In Italia sono 1200 gli infortuni mortali in media all’anno sul lavoro; 600 riguardano i trasporti e la provincia di Varese è tra le prime 5 province in Italia per incidentalità. Certo perché qui la produttività è più alta, ma è necessario intervenire per garantire una maggiore sicurezza per tutti».
Simona Carnaghi

f.artina

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