Altra tragedia della povertà Nana è morto nella roulotte
Uno scorcio del camping La Famiglia di Malnate, dove è stato trovato morto Nana Asare-Kena

Altra tragedia della povertà
Nana è morto nella roulotte

Aveva 65 anni, veniva dal Ghana, viveva nel camping di Malnate. Non possedeva nulla: dopo lo sfratto trovò un tetto provvisorio

MALNATE - Tragedia della povertà a Malnate: venerdì pomeriggio è stato ritrovato il corpo senza vita di Nana Asare-Kena, 65 anni di origini ghanesi, ma residente da anni nel Varesotto.
Aveva vissuto per parecchio tempo a Cazzago Brabbia, ma da una ventina di giorni abitava, dopo lo sfratto, a Malnate, in una roulotte all’interno del camping La Famiglia. Una soluzione ottimale per chi in un attimo si era ritrovato senza un tetto.

Difficoltà economiche

L’africano aveva lavorato per anni tra Vergiate e Bodio Lomnago, ma poi aveva perso il suo impiego e le difficoltà economiche erano aumentate in maniera vertiginosa. Ma nella comunità di Cazzago aveva trovato grande solidarietà sia nelle istituzioni e nelle associazioni, ma anche tra i privati cittadini, che molto spesso raggiungevano la sua casetta in affitto, al confine con Biandronno nella zona industriale, per portargli viveri e altri aiuti concreti.
Anche a Cazzago, attraverso i Servizi sociali e soprattutto la Caritas, lo hanno seguito fino alla fine. «Aveva ricevuto lo sfratto - racconta il sindaco di Cazzago Brabbia, Emilio Magni - avremmo avuto difficoltà a trovargli un posto, poi per fortuna è spuntata questa opzione al camping di Malnate. Una buona soluzione. Siamo rimasti tutti colpiti dalla sua morte».
Forse viveva con un amico, ma il giorno della tragedia era da solo nella roulotte. Lo hanno trovato disteso a terra, a cavallo dell’uscio, con la testa rivolta verso l’interno della roulotte e le gambe fuori. Una scena drammatica.

Indigenza e solidarietà

Quella del ghanese è una storia di povertà, ma anche di grande solidarietà, visto che il Comune fino alla fine si è dato da fare per seguire e assistere un suo cittadino.
Non aveva nulla, tanto che i soldi per la sepoltura li spenderà il Comune di Cazzago Brabbia: «Lo abbiamo aiutato prima - spiega il sindaco - non vedo perché dovremmo abbandonarlo adesso che è morto. Gli daremo una degna sepoltura a Cazzago, a meno che non ci siano altre indicazioni. Abbiamo rintracciato una sorella che vive in Belgio e che dovrebbe partecipare ai funerali. Non lo lasceremo tre mesi in obitorio prima che qualcuno venga a farsene carico. A spese del Comune avrà la sua tomba. Della sua vicenda si sono interessati molto il vicesindaco Fabrizio Laudi e la Caritas. Aveva perso il lavoro ed era stato sfrattato. Viveva per conto suo, ma non possedeva nulla. Me lo ricordo sempre sorridente e con la bicicletta mentre andava a messa».

Sarebbe stato stroncato da un malore, dai primi accertamenti non sono emersi segni di violenza. Se n’è andato in un attimo senza dare fastidio a nessuno, come aveva fatto per una vita in riva al lago di Varese.

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