È morto Dionigi Tettamanzi. «Diciamo addio a un uomo buono»
L’arcivescovo all’inaugurazione Centro Espositivo Pasquale Macchi

È morto Dionigi Tettamanzi. «Diciamo addio a un uomo buono»

Dopo una lunga malattia si è spento l’arcivescovo emerito della diocesi di Milano. Aveva 83 anni

Dionigi Tettamanzi: si è spento un uomo buono. Piccolo e grande a un tempo, è scomparso ieri mattina a 83 anni a Triuggio, dopo una lunga malattia, l’arcivescovo emerito della diocesi di Milano.

Unanime il cordoglio per lo studioso di morale e di bioetica, nato a Renate, in provincia di Milano, il 14 marzo 1934, che ha studiato anche nel seminario diocesano di Venegono Inferiore. Fu poi professore di discipline teologiche nei seminari di Masnago e di Seveso e successivamente insegnante a Venegono Inferiore di morale e al seminario teologico dei Comboniani a Venegono Superiore. Nel 2002 viene nominato dal Santo Padre, Arcivescovo Metropolita di Milano. «Nella sua feconda esistenza ha testimoniato con gioia il Vangelo», ha dichiarato papa Francesco. «Il suo magistero ha avuto grande attenzione pastorale alla vita concreta delle famiglie, non solo quelle cristiane con un cammino sereno, ma anche a quelle ferite, in difficoltà. Il suo è uno sguardo ampio e misericordioso», dice monsignor Franco Agnesi, vicario episcopale della zona di Varese.

Dal punto di vista personale ne rammenta: «la cordialità, l’umanità e il sorriso».

La tradizione ambrosiana «gli ha dato un interesse particolare verso i poveri: fu una sua grande intuizione il Fondo Famiglia e Lavoro». Anche Raffaele Cattaneo, presidente del consiglio regionale, ha sottolineato l’importante istituzione nata «per dare un aiuto a chi era stato colpito dalla crisi economica, mettendo subito a disposizione un milione di euro e dimostrando con la sua concretezza brianzola anche una grande sensibilità politica e sociale».

Per il prevosto di Varese, monsignor Luigi Panighetti: «aveva una dalla grande capacità relazionale e una grande bonomia, ma aveva anche una forza e autorevolezza di governo notevoli. Mi sembra che alcune scelte realizzate durante il suo episcopato, anche criticate in qualche caso, siano le stesse su cui lavoriamo ancora». Come a esempio l’intuizione delle Comunità Pastorali: «oggi penso che non ci siano vescovi che non avvallino questa idea. Il cardinale ha proseguito in questo solco e rimane una prospettiva diocesana a lungo termine».

Per il cardinale Scola, amministratore apostolico dell’Arcidiocesi di Milano: «la morte di Tettamanzi è grande perdita, ma darà ancora molto alla nostra Chiesa e a tutti coloro con cui ha dialogato su famiglia, vita, lavoro, emarginazione».

Il suo prossimo successore, monsignor Mario Delpini, arcivescovo eletto della Diocesi di Milano, ha detto: «Ha costituito un punto di riferimento per tutti noi. Io particolarmente gli sono grato per il suo ministero di insegnante e maestro di vita, di fede e per la fiducia che mi ha accordato - tra l’altro - proponendomi per l’episcopato».

Anche i social sono stati veicolo di ricordo commosso.

«Esprimo dolore e cordoglio – ha postato su Twitter Roberto Maroni, governatore della Lombardia - per la scomparsa di Dionigi Tettamanzi, l’arcivescovo degli “ultimi”. Riposa in pace».

Luca Marsico, su Facebook ha scritto «Un #magistero #pastorale il Suo con un’attenzione particolare ai più deboli, al mondo del lavoro e delle famiglia in difficoltà. Vicino al dolore della #ChiesadiMilano». Conosciuto come degli “ultimi”, attento ai problemi della casa e del lavoro, della povertà e delle minoranze. Nel ricordo del segretario provinciale Pd, Samuele Astuti: «Era uno straordinario uomo di fede, sempre vicino a chi viveva situazioni di difficoltà». Così ricorda l’arcivescovo brianzolo - a capo della Chiesa di Milano dal 2002 al 2011 -. «La sua sensibilità verso gli “ultimi” , così come la sua attenzione ai temi della casa e del lavoro, resteranno impresse nella memoria di tanti. Dionigi Tettamanzi ha fatto tanto per la Chiesa e per le nostre comunità: se n’è andato un uomo buono».


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