Giorni memorabili. Quando Busto scoprì le televisioni private
L’inaugurazione con Enzo Tortora che intervista Sabina Ciuffini: a destra si nota il senatore Gian Pietro Rossi

Giorni memorabili. Quando Busto scoprì le televisioni private

L’epopea delle tv commerciali nacque in città. Da Telealtomilanese all’impero di Berlusconi«All’inizio sembrava una birichinata, invece...»

Telealtomilanese, quarant’anni fa Busto Arsizio lanciava la televisione commerciale. Era all’avanguardia in Italia.
«Un giorno memorabile» ricorda Sergio Giacon, il primo scenografo di Telealtomilanese, che ci ha concesso il permesso di pubblicare le fotografie d’epoca che conserva gelosamente, e che ha voluto tirare fuori a quarant’anni di distanza. Perché erano i giorni di novembre del 1975, esattamente quarant’anni fa, che nacque l’avventura epica di Telealtomilanese.

L’omaggio di Deejay Tv

Una vicenda che nei giorni scorsi Pif ha celebrato nel suo nuovo programma di Deejay Tv, “Boats-Based on a true story”, in cui è stato trasmesso il documentario “Liberi tutti” di Luca Rea, che racconta gli inizi della televisione commerciale, quelle che allora furono ribattezzate “tivù libere”. La prima in Lombardia fu proprio Telealtomilanese, lanciata dall’allora presidente della Pro Patria Giuseppe Mancini e da Renzo Villa, che poi due anni più tardi proseguì con Antenna Tre, lanciando il mitico “Studio uno” di Legnano, in via per Castellanza, allora il più grande studio televisivo d’Europa. Dall’epopea di Telealtomilanese, come ricorda Maurizio Costanzo nel documentario («Primarete Indipendente, la tivù con cui realizzai il primo telegiornale privato d’Italia, era nata a Busto Arsizio»), derivò poi Canale Cinque di Silvio Berlusconi, visto che Tam nel ’78 fu ceduta al gruppo Rizzoli, che poi passò nelle mani dell’ex Cavaliere. Ma la pioniera rimane Telealtomilanese. L’inaugurazione, con Enzo Tortora e la mitica “valletta” Sabina Ciuffini, se la ricorda ancora bene Gian Pietro Rossi, sette volte sindaco della città e oggi ancora consigliere comunale: «Chiamarono me, che ero senatore, per evitare che sembrasse qualcosa di clandestino - racconta - in realtà quella rete televisiva allora non era fuorilegge ma non era nemmeno regolata da una legge. Mancini aveva il timore che potessero intervenire da un momento all’altro i carabinieri a bloccare tutto, così mi chiese di partecipare, un po’ per coprirsi le spalle».

Formidabili quegli anni

Rossi ricorda ancora quel giorno, in cui si respirava un’aria pionieristica: «La difficoltà della messa in onda, l’abilità di Enzo Tortora, l’emozione di Peppino Mancini - prosegue Rossi - fu a modo suo un momento storico, anche se Telealtomilanese non era ancora tecnicamente pronta per iniziare con le trasmissioni. Ma Mancini decise di aprire in tutta fretta proprio quel giorno, perché si vociferava che il giorno dopo il governo avrebbe emanato un decreto di proibizione delle trasmissioni televisive. Così pensò di anticipare i tempi, per poter avere poi un appiglio per un ricorso in giudizio».
Infatti poi toccò all’avvocato bustese Vittorio Celiento difendere la tivù di Mancini di fronte al pretore dal blocco delle trasmissioni. «All’inizio sembrava quasi una birichinata, poi però da quel primo vagito a Busto Arsizio la televisione commerciale crebbe fino a l’impero di Berlusconi» ammette Gian Pietro Rossi. Dal capannone di via Caprera, dove c’erano gli studi, passarono oltre a Tortora, il bustocco Lucio Flauto e alcuni grandi della tv, come Ettore Andenna, Giorgio Bocca, Cino Tortorella, Walter Chiari, il regista Beppe Recchia.


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