Sabato 11 Gennaio 2014

I furbi dell’amianto

sono sempre di più

«E anche i rischi»

VARESE - Una delle ultime cataste di amianto ritrovate dalle Gev in via Friuli

Non cessa l’attacco all’ambiente da parte dei “furbetti” dell’immondizia nella Città Giardino. Anzi, oltre all’abbandono di sacchi contenenti pattume di ogni genere, da qualche mese a questa parte stanno aumentando i casi di smaltimento “fai da te” di coperture in amianto.

Sono, infatti, una decina i siti sparpagliati in tutta la città che ospitano, a loro malgrado, lastre e tubi in cemento amianto lasciati dai vecchi proprietari in balia degli agenti atmosferici.

I primi hanno iniziato a fare capolino durante la scorsa stagione estiva lungo la pista ciclopedonale a Calcinate del Pesce dove qualcuno ha deciso di sbarazzarsi di alcuni tubi in cemento amianto.

Ci sono poi delle lastre in eternit in via Friuli, alcune lamine spezzettate e poi inscatolate in via Selvetta (in due punti distinti) e in via per Buguggiate.

Altri rivestimenti in amianto sono presenti sulla scalinata di via Adamello, in via Trafori, in via Vivirolo, in via del Riveccio e in via Salvore, all’interno del vecchio campetto di calcio.

L’ultimo rinvenimento, per mano delle Guardie Ecologiche di Varese, risale a pochi giorni fa in via Ferrari (Piana di Luco).

Qui, oltre all’abbandoni di materassi, porzioni di mobili e sacchi di pattume, qualcuno ha lasciato anche delle lamiere in cemento e amianto. «Si tratta probabilmente dellla copertura di un tetto di un box doppio - spiegano le Gev - Mentre siamo riusciti a risalire alla proprietaria dei mobili che risiede a Gallarate, grazie ad alcuni documenti trovati in mezzo ai rifiuti, risalire al proprietario dell’amianto abbandonato diventa molto più difficile».

E il problema, oltre a quello legato al possibile inquinamento ambientale, è che quando non si rintraccia il colpevole, è il Comune che devi farsi carico dello smaltimento dell’amianto.  «La normativa prevede l’obbligo di appoggiarsi a ditte specializzate - commenta il professor Domenico Cavallo docente di Tossicologia Ambientale all’università dell’Insubria - Nonostante Regione Lombardia abbia stanziato dei finanziamenti spalmati su tutti i comuni per agevolare i privati che posseggono aree che necessitano di rimuovere e smaltire l’amianto, avendo poi questi l’obbligo di appoggiarsi a ditte specializzate che impongono per tutta la procedura di bonifica (analisi sullo stato dell’amianto, progettazione per la sua rimozione, autorizzazione a procedere, rimozione e smaltimento) costi elevati, i finanziamenti pubblici risultano irrisori». Operazione economicamente poco sostenibile soprattutto per le aziende già schiacciate dalla crisi economica. Così, in molti procedono con un “fai da te” che spesso può risultare nocivo per coloro che entrano in casualmente in contatto con l’amianto.

«L’amianto è un problema serio - continua il professor Cavallo - Basta una fibra per creare l’insorgere di una neoplasia alla pleura a chi viene esposto. Sono, infatti, in aumento lo sviluppo di patologie nei soggetti ambientalmente esposti, come impiegati e insegnanti, a discapito di una diminuzione significativa di casi da esposizione professionale all’amianto».

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