Lunedì 06 Ottobre 2014

Occhio al tarocco: chi lo indossa rischia

Non sempre quello che si compra è davvero sicuro al cento per cento: bisogna fare molta attenzione

L’abbigliamento “tarocco” rischia di mettere a repentaglio il “made in Varese” oltre che la salute dei varesini.

«È un fenomeno sempre più diffuso - spiega Yvonne Rosa, referente Aime (Associazione imprenditori europei) - anche nella nostra città».

Dai rischi per la salute al rispetto per l’ambiente, sono molti i parametri a cui bisogna attenersi se si vuole vendere un prodotto di qualità: obiettivi che, per essere raggiunti, richiedono sacrifici e sforzi economici che possono essere onerosi per le aziende.

Chimica controllata

Ed è questa la missione di Madeincolours, Un progetto nato con lo scopo di raggruppare le piccole e medie imprese europee del comparto della colorazione per sensibilizzare il consumatore su temi cruciali quali qualità, sicurezza e tracciabilità del prodotto.

Esistono, infatti, profonde differenze tra un prodotto fatto veramente in Europa e uno importato dai Paesi in via di sviluppo, spesso contenente sostanze tossiche pericolose per la salute e l’ambiente.

Così, il comparto della colorazione si mobilita perché venga riconosciuta la qualità del “made in Europe”. Infatti, non tutti forse sanno che esiste un regolamento europeo, il Reach, che obbliga, già dal 2010, l’industria operante all’interno dell’Ue a testare e approfondire tutte le sostanze chimiche esistenti, regolamentandone l’uso a tutela dell’individuo e dell’ambiente.

Quindi, tutta la merce che viene prodotta dall’industria europea, e di conseguenza anche da quella varesina, è di fatto oggi controllata dal Reach. «Tutti gli articoli che importiamo da fuori non lo sono e un’altissima percentuale è fuori legge. È fondamentale conoscere ciò che ci si mette addosso - spiega Michela Kahlberg, amministratore unico di “Madeincolours” durante la presentazione del progetto a Varese nella sede della Confcommercio - La chimica è meravigliosa, ma deve anche essere controllata e sicura».

Pensiamo a un colore. Ogni oggetto che acquistiamo è colorato con sostanze chimiche, dai tessuti, al legno, dalla pelle, alla carta.

«Se indossiamo una maglia che resta a contatto con la pelle, con il nostro sudore, tutto il giorno o se bagniamo una scarpa, se utilizziamo un tovagliolo di carta, il colore può entrare in contatto con la nostra pelle. Bisogna essere certi che all’interno non vi siano sostanze tossiche o pericolose che possano provocare allergie o che siano addirittura cancerogene».

I prodotti che, spesso, troviamo sugli scaffali dei negozi o dei grossi centri commerciali sempre più frequentemente vengono prodotti in Paesi in via di sviluppo. «E non parliamo solo di prodotti da bancarella - continua Yvonne Rosa - ma anche di quelli prodotti da marchi molto noti che si appoggiano a industrie conciarie extra europee per abbattere i costi di produzione».

E non sempre l’etichetta ci aiuta a capire se il prodotto che intendiamo acquistare è stato interamente prodotto all’interno dei confini della Comunità europea.

La tracciabilità

«La tracciabilità di un prodotto non è sempre chiara. Oggi la dicitura “Made in” non ci aiuta veramente a capire dove è stato colorato un certo prodotto, anche se l’azienda che mette in commercio il prodotto è danese o francese. L’etichetta ci dice solo dove il prodotto è stato finalizzato».

Ma oltre ai rischi per la salute, va considerato che la nostra “arte” si sposta nei Pesi in via di sviluppo. «Meno costosi del nostro - precisa la referente Aime - a discapito delle nostre aziende conciarie, tessili e manifatturiere che continuavano a chiudere. Questo, ovviamente, si ripercuote sulla crisi economica, sulla disoccupazione e sul crollo dei consumi».

Varese

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