Opportunità o veicolo di “malaimmigrazione”? L’Arcisate-Stabio sotto la lente d’ingrandimento
Lo scorso 22 dicembre l’inagurazione della tratta italiana dell’Arcisate Stabio che collegherà Varese e Mendrisio

Opportunità o veicolo di “malaimmigrazione”? L’Arcisate-Stabio sotto la lente d’ingrandimento

Dopo l’inaugurazione della tratta italiana, esperti si confrontano sulle reali ricadute dell’opera. Con la solita sfiducia dei cugini svizzeri

Arcisate-Stabio, quali ricadute concrete? Gli esperti si confrontano, mentre i “cugini” del Canton Ticino predicano scetticismo: «La nuova ferrovia toglierà i frontalieri dalle strade o ci porterà in casa i malintenzionati?» la domanda di Lorenzo Quadri, consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi.

All’indomani dell’inaugurazione della tratta italiana dell’opera che permetterà finalmente di aprire il corridoio ferroviario transfrontaliero tra Varese e Mendrisio, e in attesa di vedere i primi treni in esercizio (il prossimo 7 gennaio), tiene banco il dibattito sugli effetti che la nuova Arcisate-Stabio potrà avere sull’economia dei territori e sulla vita di tutti i giorni. Una domanda che si pongono innanzitutto gli esperti.

Secondo Oliviero Baccelli, docente dell’università Bocconi di Milano, intervistato dal bimestrale di Confartigianato Varese “Imprese e Territorio”, «la domanda di mobilità tra i due Paesi si intensificherà, non solo su tutto ciò che riguarda l’impresa, ma anche sul grande bacino del turismo». Un’opportunità, quindi: «Bellinzona, Lugano, Como e Varese sono centri di riferimento per l’accesso a Malpensa, ma possiamo riflettere anche sui tracciati che daranno una spinta tanto ai flussi dei passeggeri quanto delle merci. Da un lato l’Arcisate-Stabio, con la direttrice Varese-Mendrisio, dall’altro la linea di Luino, lungo il Lago Maggiore, e il tunnel del Ceneri».

Un altro esperto della materia, il professor Massimiliano Serati, docente di politica economica e direttore del Centro di ricerca sullo sviluppo territori e dei settori dell’università Liuc di Castellanza, mostra un po’ più di scetticismo sugli effetti concreti della nuova opera transfrontaliera.

Al recente dibattito in ateneo sulla “mappa dei talenti”, un progetto di ricerca curato dal Centro con la collaborazione di Ubi Banca, Serati ha affermato che «la tratta ferroviaria Arcisate-Stabio non avrà le ricadute economiche che ci si aspetta». Una posizione, quella del docente, riferita a titolo personale, anche se ha un peso non indifferente nel dibattito sulla nuova infrastruttura. «È, certamente, un punto di collegamento per Varese, Lugano e Malpensa - le parole di Serati - ma il ritorno economico rispetto al territorio, di cui spesso si parla, non è così scontato e non dipende certo dal numero di stazioni previste lungo il percorso e dalle relative fermate».

Se la Arcisate-Stabio inaugurerà davvero “il treno dei frontalieri” lo scopriremo solo dopo il 7 gennaio, intanto dal vicino Ticino prevale la solita sfiducia: «Dopo che gli svizzerotti hanno pagato più o meno 200 milioni di franchetti, e con quattro abbondanti anni di ritardo, ecco il famoso “trenino dei miracoli”: vedremo quanti frontalieri (uno per macchina) toglierà dalla strada - le parole del consigliere nazionale leghista (ticinese) Lorenzo Quadri - e vedremo anche come verranno effettuati i controlli doganali sul trenino in questione: c’è da sperare che saranno svolti accuratamente, perché sarebbe il colmo se il trenino nuovo di pacca diventasse un ulteriore vettore di “malaimmigrazione”, portandoci in casa malintenzionati e finti rifugiati con lo smartphone...».


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