Parla la donna molestata dai vigili «Ora ho paura a prendere l’auto»
La donna fu fermata due anni fa da due agenti di polizia locale a Veniano (Como) con l’assicurazione scaduta. Ora la vittima racconta la sua storia

Parla la donna molestata dai vigili «Ora ho paura a prendere l’auto»

La gallaratese ha smascherato i due agenti di polizia locale di Veniano, nel Comasco. Le chiesero favori sessuali per levarle la multa: «Uno cercò di portarmi in bagno»

GALLARATE - «Da quasi un anno non riesco più a lavorare perché ho paura dei posti di blocco predisposti dalle forze dell’ordine. Non uso più la macchina e quindi non posso più svolgere la mia attività di operatrice sanitaria. Prendo la macchina giusto per fare la spesa perché il supermercato è vicino casa, ma se vedo un posto di blocco cambio strada anche a rischio di essere poi sanzionata. Io non lavoro ed è invece assurdo che quel vigile dopo quello che ha fatto sta continuando a lavorare».
E’ il racconto scioccante della giovane donna originaria di Gallarate (oggi vive in un’altra parte del Varesotto) vittima dei due vigili urbani di Veniano, in provincia di Como, che circa un paio di anni fa sono stati licenziati (uno dei due è stato poi reintegrato) per averle chiesto favori sessuali in cambio dell’annullamento della multa.

La sua storia è finita a Report

L’automobilista, infatti, aveva l’assicurazione scaduta e al posto di blocco gli agenti le fecero capire che se fosse stata “carina con loro, loro lo sarebbero stati con lei”. La vicenda che si sviluppò sulle vie del Comasco è stata raccontata nelle ultime ore anche da Report. I due agenti furono incastrati dai carabinieri della stazione di Appiano Gentile: i militari avevano microfonato la ragazza, smascherando i due vigili urbani. Per la ragazza, vittima del ricatto, è stato un trauma non ancora assorbito, tanto che ancora oggi vedere una divisa non è per lei un fatto rassicurante.

«Una cosa schifosa»

Raggiunta telefonicamente la gallaratese ci ha raccontato quanto accadde quel giorno: «Ero senza assicurazione – racconta – e dissi loro che non ce l’avevo perché mi trovavo in difficoltà. A quel punto le alternative erano due: o facevano finta di niente e mi lasciavano andare oppure mi davano la multa». In realtà percorsero una terza strada: «Mi hanno fatto salire in macchina – ripete – e siamo andati con le due vetture, la mia e la loro, verso il municipio. Hanno iniziato a spaventarmi e io ho pianto, sono stata male. Ero terrorizzata. Mi hanno ribadito che se fossi andata incontro a loro, non ci sarebbe stato alcun problema. Uno dei due mi ha riaccompagnato a casa, ma poi ha tentato di raggiungere un luogo appartato. Ho avuto paura e ho ribadito che doveva portarmi a casa». Poi si è rivolta ai carabinieri di Appiano Gentile: «Delle persone splendide – dice – li ringrazio tutti». L’hanno microfonata: «La prima volta che mi hanno contattato i vigili di Veniano – ricorda – hanno fatto le persone serie perché c’era il sindaco, la seconda volta uno dei due ha cercato di portarmi in un bagnetto. Ha tirato fuori il preservativo: la cosa più schifosa che potesse fare un uomo».
Uno dei due lavora ancora negli uffici di Guanzate: «Non è giusto – ripete – Uno che si comporta così non può fare questo lavoro».


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