«Pronti ad accogliere, ma non da soli»
Già 32 i profughi ospitati nei comuni dell’alto Verbano. Ma l’emergenza non accenna a diminuire

«Pronti ad accogliere, ma non da soli»

L’Alto Verbano si confronta sui migranti: Comunità Montana, Caritas, Comuni e coop allo stesso tavolo: «Fenomeno epocale, giusto riflettere insieme. Ma gli enti superiori capiscano le ricadute territoriali»

CASSANO VALCUVIA - Il tema accoglienza dei migranti sta assumendo grande importanza nell’alta provincia e anche la Comunità Montana Valli del Verbano si sta spendendo per meglio inquadrare e rispondere al fenomeno. A Cassano Valcuvia si è svolto un incontro tra presidenza della Comunità Montana, sindaci del territorio, Caritas di Como e Milano con i suoi responsabili di zona ed il responsabile della Cooperativa Intrecci e della Cooperativa Agrisol, gestore di molti punti di accoglienza nell’alta Lombardia e in provincia di Varese.
Le situazioni di Maccagno con Pino e Veddasca, che accolglie 23 profughi arrivati da Lampedusa, quella di Dumenza, con nove richiedenti asilo ospiti nei locali della parrocchia, e quella futura di Lavena Ponte Tresa, dove a novembre arriveranno 50 migranti (la concentrazione più elevata nell’alta provincia), impongono una riflessione e un’organizzazione che il territorio responsabilmente deve fare.

Gioco di ruoli

Il ruolo dell’ente montano vuole battere questa strada, concordare i diversi punti di vista nell’ottica della rigida imposizione delle prefetture per far fronte a quella che non deve essere affrontata solo come un’emergenza.
«Un modo di operare che vuole partire dall’analisi del fattore accoglienza da parte dell’intero territorio –commenta Giorgio Piccolo, presidente di Comunità Montana Valli del Verbano- Un impegno per sensibilizzare e trovare una gestione efficace a quello che ormai è un fenomeno epocale».

Sensibilizzare e informare

Un lavoro che avrà maggior estensione in futuro, quando le accoglienze si svilupperanno maggiormente e la necessità di reperire alloggi dovrà essere concreta. Ma anche per puntare su un tipo di accoglienza che favorisca le famiglie di migranti piuttosto che i singoli, che effettui una giusta informazione, rimarcando che i Comuni non spenderanno un euro e non ci sarà nessun obbligo di residenza per loro.
«Abbiamo sottolineato anche problematiche importanti –prosegue Piccolo- come il fatto che solo il 20 o 30% dei migranti accolti potrà ottenere lo status di rifugiato e i restanti resteranno sul territorio come irregolari». Il compito di un ente di secondo livello, oltre a concretizzare le volontà degli amministratori del territorio, è anche quello di sensibilizzare gli enti superiori sulle ricadute territoriali. «Un tema che deve essere affrontato da più punti di vista –è il commento di Carlo Molinari, assessore della giunta Piccolo- tra questi la sicurezza del territorio che si accinge a questo sforzo. L’accoglienza necessita di un impegno costante da parte di tutte le istituzioni».


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