Scandalo Miogni tra corruzione e sesso  Caccia alle ragazze nella “chiavetta-hot”
Nell’ultima settimana la casa circondariale dei Miogni è finita sotto i riflettori: cinque gli agenti arrestati

Scandalo Miogni tra corruzione e sesso

Caccia alle ragazze nella “chiavetta-hot”

Almeno una trentina, stando alle indagini, le signore frequentate da alcuni arresati. Gli inquirenti stanno cercando di identificarle. Gli agenti negano: «Siamo innocenti»

VARESE - Scandalo ai Miogni: corruzione in un vortice di sesso e donne. Emergono altri particolari dell’operazione che all’alba di martedì ha portato all’arresto di Francesco Trovato, Angelo Cassano, R osario Carmelo Russo, Domenico Roberto Di Pietro e Carmine Domenico Petricone, tutti detenuti in carcere con le accuse di procurata evasione e corruzione.
Tutti e cinque appartenenti alla polizia penitenziaria di Varese all’epoca dei fatti contestati.
I cinque avrebbero favorito l’evasione rocambolesca di Victor Miclea, la mente del piano e noto sfruttatore di prostitute, Marius Bunoro e Daniel Parpalia, tutti e tre romeni. Secondo l’ipotesi accusatoria più dei soldi avrebbe potuto il sesso.

E c’è anche un numero approssimativo delle donne che, almeno due dei cinque arrestati, avrebbero frequentato: una trentina.
C’è però un distinguo da fare: alcune di queste donne, di cui si trova traccia nell’inchiesta, sarebbero vere e proprie amanti. Le altre sono invece prostitute fornite gratuitamente da Miclea agli agenti in cambio di piccoli o grandi favori in modo da rendere la sua vita in carcere confortevole e la sua fuga molto agevole. Miclea forniva le ragazze attraverso una “socia” che dall’esterno continuava a gestire il giro d’affari fondato sul meretricio dal romeno.
Una donna che, a sua volta, si prostituiva nella zona boschiva di Tradate tra l’altro più volte segnalata da cittadini esasperati dalla totale mancanza di decoro dovuta all’alto numero di prostitute presenti.
I cinque arrestati negano di aver mai avuto rapporti gratuiti con prostitute.

Eppure ci sono almeno cinque o sei delle ragazze di Miclea che avrebbero riconosciuto alcuni degli arrestati quali clienti “speciali” (quindi non paganti) raccomandati in qualche modo da Miclea.
C’è persino una chiavetta Usb finita sotto sequestro nel corso del blitz scattato martedì all’alba che testimonierebbe in modo esplicito i rapporti hot con diverse donne di almeno uno degli arrestati. Chiavetta che conterrebbe “tutte le donne” dell’arrestato in questione con anche immagini piuttosto esplicite di rapporti sessuali. Il contenuto della chiavetta è al vaglio degli inquirenti che stanno ora identificando le ragazze in modo da poterle sentire in merito alla natura del legame tra loro e l’arrestato.
Ci sarebbero anche curiosità relative alle preferenze sessuali dei coinvolti che molto spesso richiedevano sesso orale quale unica prestazione.
Dagli interrogatori di garanzia, infine, emergono altri particolari. Se Trovato e Russo si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, Petricone, Di Pietro e Cassano non si sono invece sottratti alle domande del giudice per le indagini preliminari. Tutti e tre si sono professati innocenti e completamente estranei all’evasione. Petricone e Di Pietro, in particolare, hanno negato ad oltranza di aver mai avuto rapporti sessuali con prostitute.
Cassano, invece, ha ammesso di aver chiesto un piccolo favore ad un detenuto. Non uno dei tre evasi, però. Si tratta di un altro carcerato la cui famiglia è titolare di un ristorante. Cassano avrebbe chiesto al detenuto di far assumere il cognato in seno all’attività.
Di Pietro, accusato con Cassano di volere il pestaggio del comandante Alessandro Croci e del suo vice Rosario Arcidiacono, ha spiegato di conoscere l’indirizzo di quest’ultimo perché una decina di anni prima aveva fatto dei lavori a casa del vicecomandante. Ai picchiatori assoldati di Miclea, però, sarebbero state fornite anche le targhe delle macchine delle vittime designate in modo da non commettere errori.

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