Sabato 13 Settembre 2014

Sulla Rete la rabbia per il lago

E si spera nella nuova Provincia

La prepotente fioritura algale che in questi giorni preoccupa i varesini

In attesa delle verità e delle proposte della cooperativa dei pescatori (entrambe verranno svelate questa mattina in un incontro alla foce del fiume Bardello), lo stato di salute del lago di Varese continua a far discutere.

E ad appassionare i cittadini preoccupati, come dimostrano alcuni post al vetriolo comparsi su Facebook nella giornata di ieri: «Vergogna, siamo al colmo del furore – scrive per esempio Giuseppe Terziroli – Si dice che i laghi siano la peculiarità di questo territorio, quando in realtà quello di Varese è pieno di schifezze».

«Non mi sono dato per vinto»

A lui risponde Valerio Crugnola commentando: «La misura è ormai colma». Mentre c’è chi - come Alessandra Ribaldone - ricorda «un’esplosione algale» simile nel 1979, per un lago che «è da sempre eutrofico».

Non manca anche un corredo di fotografie pubblicate e molto eloquenti: le macchie marroni fanno bella mostra di sé in tanti scatti degli iscritti varesini.

Se si parla di passione non si può poi non citare quella in dote sull’argomento a Luca Marsico, ex assessore provinciale alla Tutela Ambientale ed attuale consigliere regionale e presidente della Commissione Ambiente: «Il lago di Varese mi fa infervorare – confida – Ai tempi del mio incarico in Provincia ho cercato di fare di tutto per coinvolgere gli attori necessari nel tentativo di risanarlo. Mi dicevano che fosse ormai morto: io ho cercato di non darmi per vinto».

E ha messo in campo l’Osservatorio, l’ente a più teste che coinvolge – tra gli altri - anche le nove amministrazioni comunali rivierasche, la Regione Lombardia, l’Università dell’Insubria e la Società cooperativa dei pescatori. Obbiettivo primario quello di agire sul problema del carico interno, l’eredità inquinante depositata in decenni di assenza di un depuratore.

«Abbiamo sperimentato in modo collegiale il sistema del Phoslock, ovvero l’inertizzazione dei fanghi di fondo, una sorta di “manto” che permettesse di abbattere il fosforo presente in grande quantità: la sperimentazione aveva dato buoni esiti ma la comunità scientifica si era divisa sulla nocività del trattamento. Ha prevalso una valutazione prudenziale e abbiamo abbandonato il progetto». E poi ancora l’ossigenazione, un calibrato tra enzimi e batteri che non è stato nemmeno testato per il rifiuto dei proprietari del brevetto e tanti tentativi che - pur non essendo andati a buon fine - dimostravano attenzione, quella che ora sembra assente.

«La situazione attuale dell’istituzione Provincia fa sì che l’Osservatorio sia fermo – continua Marsico – Speriamo che il prossimo presidente abbia intenzione di riconvocarlo per dare la possibilità alla scienza di formulare nuove proposte, soprattutto per il problema del carico interno».

Anni di incoscienza civica

Quel bacino visibilmente pieno di alghe e macchie marroni nasce appunto da questo scempio di anni di incoscienza civica; solo in modo residuale dipende da ciò che ancora oggi è buttato.

«Il lago è come un fumatore che ha smesso dopo 40 anni di due pacchetti di sigarette fumate al giorno. Detto questo, l’attenzione deve rimanere desta anche sul carico esterno, con interventi mirati: sdoppiare le reti fognarie sarebbe una soluzione ottima ma molto costosa, mentre garantire una manutenzione adeguata degli scolmatori e il perseguimento degli scarichi diretti ancora esistenti sono misure più semplici e soprattutto necessarie».

Varese

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