«È a rischio la voglia di investire e fare impresa»

«È a rischio la voglia di investire e fare impresa»

L’appello del presidente di Confartigianato Davide Galli: «L’aumento del debito pubblico non aiuterà l’Italia»

Si avvicendano i Governi, ma i problemi per le imprese sembrano restare sempre gli stessi e proprio mentre prende corpo il nuovo esecutivo guidato dall’ex ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, è dal bilancio dei mille giorni del Governo Renzi che nasce l’appello di Confartigianato Imprese Varese alle nostre forze politiche.

«L’aumento del debito pubblico non aiuterà l’economia del Paese» dichiara Davide Galli, presidente dell’associazione varesina. Anzi, a lungo andare «potrebbe anche azzerare gli attuali deboli segnali di ripresa, lasciando in eredità alle generazioni future un conto salatissimo, che potrebbe anche tradursi in un disincentivo al fare impresa». A danno dell’intero sistema economico nazionale.

Si punti dunque «a ridurre la spesa corrente e ad aumentare gli investimenti a sostegno della produttività» è l’appello di Galli. Le tasse non diminuiscono, ma gli ostacoli al fare impresa aumentano e il peso della Pubblica Amministrazione sull’economia è troppo elevato.

«La scelta di trasformare la spesa pubblica nel carburante per la ripresa ha dimostrato di non funzionare, così come inefficace è il ruolo dello Stato come regolatore del mercato. Fondamentale, per noi, resta la contrazione del peso che la pubblica amministrazione finisce per riversare sulle imprese, trasformandole nello strumento per mantenere i principi del benessere sociale, della tutela del lavoro, della redistribuzione della ricchezza, della salvaguardia delle fasce più deboli, dell’occupazione giovanile eccetera».

Compiti che, di norma, non spettano direttamente agli imprenditori. E a tutto questo c’è da aggiungere il permanere dei ritardi nei pagamenti a favore delle imprese che operano per le pubbliche amministrazioni. Una miscela potenzialmente esplosiva perché ora ai timori legati al presente, si legano i rischi sul futuro: «Le nostre imprese vogliono continuare a operare in questo Paese – sottolinea Galli - e in molte sono in corso i passaggi generazionali. Provi, chi governa, a immaginare con quale spirito un padre possa apprestarsi a lasciare in eredità l’azienda al figlio, consapevole che toccherà alla sua generazione portare il peso di ulteriori incrementi della spesa pubblica: non vorremmo che questi timori si traducessero nella scelta di chiudere l’attività o di rinunciare al fare impresa».

Ed è la storia ad alimentare le preoccupazioni: «In questo Paese, spesso, anche la grande industria e la finanza privata hanno dimostrato di non saper fare a meno degli aiuti dello Stato e questo è un ulteriore aggravio di costi a carico delle aziende più piccole».

Ma le preoccupazioni arrivano anche dalla politica delle grandi potenze come gli Usa «Oggi gli interessi sul debito pubblico sono bassi, ma l’elezione di Donald Trump ha già provocato un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato, perché i mercati si aspettano che le sue scelte economiche inducano la Fed a muoversi in quella direzione».

Qualora gli effetti, che già s’intravedono all’orizzonte, dovessero rendersi sensibili anche in Italia, «il debito pubblico finirebbe per alzarsi ulteriormente. E chi pagherà il conto?».


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