«Europa, basta steroidi. Gli Usa vanno più forti»
Da sinistra, Michele Tronconi, Gianfranco Fabi, Dominick Salvatore, Rodolfo Helg e il rettore Federico Visconti

«Europa, basta steroidi. Gli Usa vanno più forti»

Alla Liuc di Castellanza ha parlato Dominick Salvatore, docente di New York

«Gli Usa di Trump? Se riuscirà a fare la riforma del fisco, cresceranno. L’Europa invece non può continuare a crescere con gli “steroidi” del quantitative easing di Draghi...». La lezione di Dominick Salvatore, professore di economia alla Fordham University di New York, ospite ieri del professor Rodolfo Helg all’università Liuc.

Ci preoccupiamo tanto di Trump e delle sue politiche, ma dovremmo fare un po’ di più i conti a casa nostra: la sintesi del professor Salvatore, che sfata molti “miti” negativi sul presidente Usa e mette in guardia sul destino dell’economia europea. «Le previsioni del Fondo Monetario Internazionale dicono che gli Usa cresceranno del 2,2 e del 2,3% quest’anno e il prossimo, mentre l’Europa del 2,1 e dell’1,9% - spiega Salvatore - Però è anche sicuro che gli Stati Uniti quest’anno sono già al almeno al più 2,5%, viste le performance degli ultimi trimestri, attorno al 3%, e l’Fmi ha sempre sopravvalutato la crescita europea e sottovalutato la crescita americana. È vero che l’Europa cresce, ma è al massimo del ciclo: non si può continuare con i tassi d’interesse nominali negativi e il quantitative easing, con cui Draghi ha “raggirato” i tedeschi, finanziando le banche per far acquistare i titoli di Stato. Non si può continuare a crescere con gli steroidi, perché aumentano il debito pubblico e creano una bolla speculativa».

C’è da abituarsi, perché il professore americano sottolinea che «la nuova normalità è la crescita lenta. Una normalità reale, non come quella di prima, ma imparagonabile con il passato». Negli Usa però c’è la “scommessa” di Trump su una crescita a ritmi alti: «Se riuscirà a fare la riforma del fisco, la crescita Usa potrà essere più sostenuta - ammette Salvatore - Trump poi vuole aumentare la produttività abbattendo le eccessive regolamentazioni. Non si rende conto di quanto in Europa siamo massacrati dalle regole. Di fronte a duemila imprenditori di Treviso dissi “voi non siete Cavalieri del lavoro, voi siete eroi del lavoro. Se doveste rispettare tutte le regole, dovreste chiudere tutti”».

L’Italia, appunto: il “Distinguished Professor of Economics” della Fordham, dove dirige il PhD Program in economia e il Centro per le politiche economiche globali - lui che è nato in Italia nel 1940 come Domenico Salvatore, madre piemontese e padre abruzzese, da 60 anni negli Usa fino ad esserne diventato cittadino - non è molto fiducioso.

«L’Italia sta crescendo ma è sempre il fanalino di coda - ammette - Se non ci fossero le capacità, ci metteremmo anche l’anima in pace: ma negli anni dal ‘90 al 2000 l’Italia aveva un tenore di vita Pil pro capite superiore a quello inglese e francese, senza le grandi imprese, le infrastrutture di prima categoria e la scuola di pubblica amministrazione che la Francia ha. Allora sembrava un miracolo, oggi stiamo vendendo il miracolo. Perché le imprese sono difficilissime da gestire con regolamentazione e tasse, mentre i gioielli li vendiamo ai cinesi».


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