Pedemontana non fallisce. E il Pd passa all’attacco

Pedemontana non fallisce. E il Pd passa all’attacco

Respinta l’istanza, Alfieri “rottama” Maroni mentre Astuti parla di «problema soltanto rimandato»

Pedemontana salva. «Sì, ma il problema rimane»: il Pd all’attacco del governatore Maroni dopo che il Tribunale di Milano ha respinto l’istanza di fallimento della società Autostrada Pedemontana Lombarda. Intanto però Maroni guarda alla riapertura della procedura per il trasferimento della Tangenziale di Varese alla nuova società Lombardia Mobilità: da giugno pedaggio gratis.

«È tempo di cambiare»

Sventato il fallimento, con il Tribunale che si è espresso per respingere l’istanza della Procura di Milano, ora si riapre la partita per il futuro di Pedemontana. «La decisione del tribunale fa tirare un respiro di sollievo, ma nonostante i toni entusiastici di Maroni non risolve i problemi - il realismo del segretario regionale del Pd Alessandro Alfieri - Questa giunta ha accumulato un ritardo enorme e non ha saputo portare a termine l’opera. Un’altra delle promesse non mantenute di Maroni. Anche per questo è tempo di cambiare e lavorare con più competenza per la Lombardia».

Il sindaco di Malnate e segretario provinciale PD Samuele Astuti aggiunge che «si sta solo rimandando il problema», dato che il fallimento evitato «non è una soluzione a lungo termine, si stanno solo rimandando nel tempo le criticità di un progetto con problematiche enormi, che vanno dai costi elevatissimi alla burocrazia inefficiente, ai ritardi nel completamento dell’opera».

«Ecco come rilanciare»

Astuti è convinto infatti che «per rilanciare Pedemontana servirebbe un intervento ampio e strutturale, che vada a risolvere tutte le difficoltà che incontrano gli utenti dell’autostrada Pedemontana; questa Giunta non si è dimostrata capace di affrontare questioni così delicate, è tempo di cambiare».

«Cessione allo Stato»

Parla di «agonia» che prosegue Dario Balotta, responsabile trasporti di Legambiente Lombardia, suggerendo come unica strada «quella di cedere allo Stato, cioè all’Anas, le tratte esistenti e di chiudere i cantieri».

Di cessione, anche se solo per quel che riguarda le Tangenziali di Varese e Como, è tornato a parlare ieri in Consiglio regionale il governatore Roberto Maroni, incalzato dagli emendamenti del Pd sulla gratuità delle due Tangenziali, che era stata promessa per l’inizio di gennaio. «I tempi sono slittati, ma non per colpa della Regione - chiarisce Maroni - Da un lato, il Governo ha deciso di inserire Anas nel comparto delle Ferrovie dello Stato, il che ha cambiato un po’ le procedure che avevamo previsto per arrivare alla definizione e all’attuazione dell’accordo; inoltre il 28 giugno la Procura di Milano ha chiesto il fallimento di Apl e, durante la procedura di fallimento, non si può sottrarre a una società parte del suo patrimonio, in questo caso le due Tangenziali, perché, se poi viene dichiarato il fallimento, si deve retrocedere le proprietà già trasferite».

Così la procedura di avvio della nuova società mista tra Regione e Anas, Lombardia Mobilità, si è fermata: «Adesso può riprendere - conferma il governatore - a metà gennaio verrà costituita la nuova società, che effettuerà tutto ciò che si sarebbe dovuto fare da luglio a dicembre, per arrivare, nei prossimi mesi, alla realizzazione e all’attuazione dell’accordo, che prevede il passaggio di proprietà e quindi la cessazione del pagamento del pedaggio delle due Tangenziali».

© RIPRODUZIONE RISERVATA