«Troppi giovani disoccupati. Si investa sulla scuola-lavoro»

«Troppi giovani disoccupati. Si investa sulla scuola-lavoro»

Giovanni Brugnoli, Vicepresidente varesino di Confindustria, al convegno su ragazzi e occupazione

Scuola e lavoro devono viaggiare di pari passo, trovando punti di contatto, intersecandosi a vicenda perché l’impresa cambia e nuovi lavori compaiono all’orizzonte: il cambiamento delle tecnologie e gli irreversibili processi di automazione richiedono un cambio culturale nei modelli di organizzazione dell’impresa e nuove competenze nelle risorse umane sono fondamentali.

«Il Paese non può mettere a rischio la propria industria manifatturiera continuando a tenere separati il lavoro e la scuola – ha dichiarato Giovanni Brugnoli Vicepresidente varesino di Confindustria, al Convegno “Giovani, impresa, lavoro”, in cui Confindustria ha lanciato il Bollino per l’alternanza di qualità - Ci troviamo in uno scenario drammatico e, al tempo stesso, paradossale: troppi ragazzi hanno perso speranza nel futuro, la disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli impressionanti e, nel contempo, le imprese non trovano le professionalità di cui hanno bisogno».

Ecco perché è necessario invertire queste tendenze e dare una risposta al problema dell’occupazione, soprattutto dei giovani.

Secondo i dati della Camera di Commercio di Varese nella nostra provincia sono 27mila i cosiddetti Neet, giovani tra i 15 ai 29 anni che, nel 2016, non risultavano né occupati né inseriti in un percorso regolare di istruzione e formazione. In pratica, un giovane su cinque tra i residenti sul territorio provinciale. I Neet varesini sono soprattutto ragazze: 17mila femmine e 10mila giovani maschi. Il loro numero e la loro incidenza sulla popolazione giovanile è in crescita: erano 20mila nel 2011 e l’emergenza lavoro giovanile sul nostro territorio è confermata anche dall’incremento del tasso di disoccupazione per la fascia 15/29 anni, che - sempre nel periodo 2011/2016 - è passato dal 18,7% al 23,8%.

Qualcosa dunque può e deve essere fatto: «Serve avvicinare le scuole alle imprese e spostare l’asse delle politiche del lavoro dal sostegno al reddito alle politiche attive, aumentando gli investimenti in questi ambiti» ha spiegato Brugnoli. La situazione chiama in causa, prima di tutto, l’impresa e il suo ruolo educativo nella formazione dei giovani: «Occorre finanziare lo sviluppo e mettere al centro le persone, diffondendo l’idea che per l’occupabilità l’apprendimento deve durare tutta la vita. In questa prospettiva serve una forte contaminazione fra lavoro e scuola».

Da questa convinzione Confindustria ha così proposto una filiera educativa fondata su tre pilastri: incontro domanda offerta, attraverso percorsi di studio in linea con le esigenze delle imprese, collegando mondo della scuola e mondo del lavoro, grazie a strumenti come l’alternanza e l’apprendistato; puntare sulla formazione continua, da realizzare anche con il sostegno dei fondi interprofessionali ed infine, valorizzare vere e proprie filiere educative inserendo l’apprendistato nei percorsi formativi.

«Vogliamo sensibilizzare le imprese a impegnarsi su questi temi: alternanza e Its. Per questo lanciamo il Bollino per l’Alternanza di Qualità, che ha proprio lo scopo di incentivare la partecipazione delle imprese associate a Confindustria a percorsi di alternanza e di far emergere le buone pratiche».

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