Non sentiremo la mancanza del giornalismo di Biscardi

Non sentiremo la mancanza del giornalismo di Biscardi

L’editoriale del direttore Francesco Caielli

Nella nostra società ipocrita succede che quando qualcuno passa a miglior vita, gli viene perdonato tutto. Per carità, il rispetto per una persona che non c’è più è sacrosanto e su questo non si discute: ma la morte non cancella il passato. Dunque, Aldo Biscardi. Sfottuto, attaccato e spernacchiato da chiunque finché era in vita, elevato come maestro di giornalismo sportivo e inventore di un genere televisivo a partire da ieri mattina.

I giornalisti non sono tutti uguali. E per quanto ci riguarda Aldo Biscardi era ciò che di più lontano c’è dal nostro ideale di giornalismo. Anzi: se c’è un responsabile della pericolosa deriva caciarona e urlata delle trasmissioni sportive, ammorbate dalle onnipresenti e mefitiche figure di cronisti travestiti da tifosi, è proprio Aldo Biscardi. Inventore di un genere del quale avremmo volentieri fatto a meno.

I nostri modelli di giornalismo si chiamano Brera, Mura, Pizzul, Ciotti, Viola, Repice e potremmo andare avanti (per fortuna) ancora un bel pezzo. Non ci sogniamo di dare a Biscardi, nemmeno nel giorno della sua morte, meriti che non ha.

Caro Aldo, che la terra ti sia lieve. Ma il tuo “giornalismo”, e le virgolette sono sacrosante, non ci mancherà per niente.

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