La comunità-modello che spiega l’accoglienza
Al tavolo della Sichem si sono sedute 260 persone

La comunità-modello che spiega l’accoglienza

A cena con tutti gli ospiti di 17 anni di attività e cibo proveniente da otto Paesi del mondo

OLGIATE OLONA - In 260 a cena per celebrare una storia di accoglienza e integrazione lunga 17 anni. La Tavola del Mondo della comunità Sichem è un modello di «accoglienza che funziona», come lo definisce Massimo Brugnone, consigliere comunale del Pd di Busto, che sabato sera alla cena ha raccolto oltre 130 firme per la proposta di legge per abolire il reato di clandestinità.

«Non ci poteva essere risposta più bella», secondo Brugnone, alla “nuvola nera” del corteo di Forza Nuova che poche ore prima aveva «per qualche decina di minuti offuscato la grande storia di accoglienza» della città di Busto, Medaglia di Bronzo al valor militare per il contributo alla lotta di Liberazione. «Una bella storia e una cena memorabile» l’hanno descritta quelli di Sichem, che hanno radunato tutti gli ospiti di 17 anni di attività di accoglienza, chiedendo a ciascuno di cucinare i propri piatti. Il risultato sono stati «cibi da otto Paesi del mondo, preparati da amici che erano stranieri ed “estranei” e ora sono vicini e hanno un nome e una storia».

Del resto, la Comunità Sichem di Olgiate Olona è una vecchia corte che si affaccia sul mondo: «Famiglie - così si definiscono - che hanno cercato e trovato una nuova casa le une accanto alle altre, per condividere gioie, sofferenze e speranze e per allargare la propria casa all’accoglienza verso altre persone e famiglie in condizione di temporaneo bisogno». All’interno della cascina ristrutturata ci sono infatti cinque appartamenti che vengono messi a disposizione di chi ha bisogno di un tetto. «È un esempio di accoglienza diffusa e di integrazione che funziona - sottolinea Massimo Brugnone - è quello che dovrebbe avvenire con lo Sprar per l’accoglienza dei richiedenti asilo nella nostra città: con piccoli numeri e in diversi contesti, sarebbe molto più semplice aiutarli ed inserirli nel nostro tessuto socio-economico in modo virtuoso. È l’anti-via dei Mille, che da sempre diciamo che è un modello che non funziona e che va superato aderendo allo Sprar».

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