La sfida dell’uomo che conquista la vetta. Un viaggio con Botta sul Monte Generoso

La sfida dell’uomo che conquista la vetta. Un viaggio con Botta sul Monte Generoso

È un’opera imponente, voluta per essere un segnale di rilancio del turismo e dell’economia

Un “Fiore di Pietra” come segno della presa di possesso dell’uomo sul paesaggio.

È l’edificio realizzato dall’architetto Mario Botta sulla cima del Monte Generoso. Si tratta di un centro turistico con ristorante panoramico, realizzato sul luogo dove sorgeva prima un albergo costruito nell’Ottocento, poi trasformato nel 1970 e dismesso infine nel 2010 per un cedimento del terreno. Sarà ufficialmente aperto al pubblico l’8 aprile e l’itinerario di oggi ci porta oltre confine per ammirare il geniale lavoro di un architetto attento al paesaggio e all’uso dei materiale e l’inarrivabile lavoro di Madre Natura grazie alla meraviglia che circonda l’opera. Si va in Svizzera, dunque, meta semplice da raggiungere da Varese.

Dalla Città Giardino va raggiunta la dogana del Gaggiolo a Cantello e da lì, in autostrada, raggiungere Mendrisio. Da Mendrisio seguire le indicazioni per il Monte Generoso: l’ultimo tratto di strada è piuttosto tortuoso ma percorribilissimo in auto. In due ore, senza traffico, raggiungerete la meta. Il Fiore di Pietra di Botta mira a rilanciare la zona anche sotto il profilo artistico. Quella di Botta è un’opera imponente, voluta per essere un importante segnale di rilancio del turismo e dell’economia regionale e del Ticino. Ma nell’intento del suo progettista la struttura travalica la sua destinazione d’uso, e acquisisce un “valore” simbolico. È un segno forte della presenza dell’uomo “sul confine” segnato dalla montagna: quello tra l’Europa e il Mediterraneo, tra la terra e il cielo. Una delle ragioni per cui vale la pena non perdersi questo itinerario è la sensazione che il Monte Generoso, con o senza Botta, riesce a dare a chi ne raggiunge il crinale: una sensazione di essere in bilico. Da un lato l’Italia, mitteleuropea se si pensa alla vicina Milano ma dal cui confine arriva il profumo del mare, dall’altra l’Europa. Non quella di confine, ma quella stretta nel cuore del continente. L’opera di Botta è il fulcro pulsante, in centro di gravità di questo essere in bilico. Le foto pubblicate come anteprima, visto che l’opera sarà svelata tra una settimana, rivelano un fiore carnoso e solido. Un fiore di montagna: bello ma che si è adattato all’ambiente circostante per sopravvivere.

Avete presente una stella alpina? Ecco quello è il senso che si legge nell’opera.

È un’opera imponente, voluta per essere un importante segnale di rilancio del turismo e dell’economia regionale e del Ticino. Ma nell’intento del suo progettista la struttura travalica la sua destinazione d’uso, e acquisisce un “valore” simbolico. E’ un segno forte della presenza dell’uomo “sul confine” segnato dalla montagna: quello tra l’Europa e il Mediterraneo, tra la terra e il cielo. Il pregio? Il rispetto che caratterizza tutto il lavoro di Botta per il paesaggio. Vista nel suo contesto naturale, il Fiore di Pietra non impatta sulle prospettive dei panorami. Lasciando perdere il lavoro ingegneristico di consolidamento del terreno, lavoro che già da solo varrebbe la gita, ci concentriamo sull’interno. “Fiore di Pietra” ospita un ristorante panoramico. Recensioni sul cibo non possiamo ancora averne, sperando però di esserci l’8 aprile (vi sapremo dire in seguito), ma siamo certi che il ristorante appagherà almeno un senso. Quello della vista. Chi almeno una volta ha raggiunto il crinale del Monte Generoso sa di cosa stiamo parlando: la sensazione di spazio è quasi infinita, pur essendo (solo) a 1.700 metri d’altezza lo sguardo spazia sulle Prealpi luganesi e varesine. Ma c’è un secondo motivo per lustrarsi gli occhi: Botta ha lavorato come un architetto d’altri tempi. Come Mackintosh o Wright ha disegnato tutto l’arredo interno del ristorante e dell’intera struttura. Per esperienza sappiamo che questo valore aggiunto racconta una storia d’amore appassionata tra funzionalità e bello. Perché una sedia, Mackintosh insegna, non è soltanto un posto dove riposarsi un secondo. Un oggetto al quale appoggiarsi. Una sedia, da sola, può riempire uno spazio. È la magia che un’opera d’arte è in grado di compiere. Per gli appassionati di natura, oltre che di arte e architettura, il Monte Generoso può essere una festa. Sono infatti numerosi, e molto ben segnati, i percorsi di diversa difficoltà (molti dei quali alla portata di tutti) che vi potranno portare sino alla vetta. Esistono anche mappe Gps scaricabili su cellulare che vi illustreranno tutti i percorsi rendendovi difficilissimo il perdervi.


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