L’Expo della Caritas: «Più cibo per tutti?   È il nostro compito»
La povertà nel mondo, ma anche nella nostra provincia: se ne discuterà a Masnago durante il convegno

L’Expo della Caritas: «Più cibo per tutti?

È il nostro compito»

Il 14 febbraio il convegno nella chiesa di Masnago. Don Marco: «Ragioneremo sui nuovi stili di vita». Povertà, cause e possibili soluzioni sotto i riflettori

«È compito nostro». È chiaro il messaggio che la Caritas Ambrosiana, sull’onda del tema che sarà protagonista dell’Esposizione universale di Milano, ha voluto condividere con le zone pastorali della diocesi di Milano.
Dal titolo “Una sola famiglia umana, cibo per tutti: è compito nostro”, il convegno che Caritas proporrà nella cripta della chiesa Santi Pietro e Paolo di Masnago sabato 14 febbraio dalle 9 alle 12.30 affronterà i temi specifici dello spreco del cibo e della povertà.
«Lo scopo è quello di sensibilizzare alla possibilità di intraprendere un differente stile di vita – spiega don Marco Casale, responsabile di Caritas Ambrosiana Varese - I temi dello spreco e della povertà sono stati spesso affrontati sul nostro territorio, che ne vede un’ampia e presente dimostrazione nella sua popolazione; molto si è fatto ma ancora c’è molto da fare».

La condivisione

Evoluzione del convegno tenutosi lo scorso mercoledì 26 novembre dal titolo “Diritto al cibo: dall’Europa all’Italia. Quali politiche per il nostro Paese?”, che ha visto nella sede di Caritas Ambrosiana di Milano la presentazione del report “The Eu’s Role to End Hunger by 2025”.
E la discussione in merito alla tutela del diritto al cibo nel nostro Paese, che ha portato l’organizzazione cattolica a sviluppare una serie di convegni sul tema in ogni zona pastorale della diocesi di Milano, calibrando gli incontri sulla realtà del territorio in cui si svolgeranno. La mattinata proposta per la zona pastorale di Varese, a cui è possibile iscriversi nella sede di Caritas in piazza Canonica 10 o all’indirizzo e-mail varese@caritasambrosiana.it entro venerdì 6 febbraio, vedrà susseguirsi le testimonianze di relatori di spicco del mondo cattolico varesino e professionisti laici con un occhio di riguardo all’aspetto della condivisione.

Dal consumare al generare

Ad introdurre l’incontro sarà il vicario episcopale della zona Varese, monsignor Franco Agnesi, seguito dall’intervento di monsignor Peppino Maffi, responsabile della formazione permanente del clero, dal titolo “Condivisione… E tutti mangiarono a sazietà”. Patrizia Cappelletti, sociologa dell’università Cattolica di Milano, terrà poi l’incontro dedicato al riutilizzo “Verso nuovi stili di vita. Dal consumare al generare”.
«Caritas è uno strumento della Chiesa con uno scopo prettamente pastorale, ma oltre ai relatori che affrontano con occhio spirituale gli argomenti, ci si avvale anche di professionisti di settore come economisti ed operatori del sociale, capaci di analizzare ed individuare quali siano i meccanismi che portano alla povertà» spiega il responsabile di Caritas Varese.

Concretezza

«Non vogliamo solo concentrarci sui valori della solidarietà e del dono, ma arrivare a mettere in discussione lo stile di vita di una famiglia o singolo».
Con l’obiettivo di poter raccontare le concretezze del tema sul territorio della zona pastorale, nella seconda parte della mattinata, a partire dalle 11.30, saranno presenti per raccontare la loro testimonianza La Casa della Città Solidale di Tradate, Emporio Caritas Ambrosiana della Brunella e l’associazione con sede ad Azzate Mamme in Cerchio, cercando di identificare quali siano alcune delle cause della povertà e del suo incremento degli ultimi anni.
A concludere l’incontro sarà lo stesso direttore di Caritas Ambrosiana don Roberto Davanzo.
«Papa Francesco continua a ribadire che è necessario comprendere le cause della povertà, perché oltre alla risposta ai bisogni, in cui Varese si spende attivamente su molti fronti, è importante capire come evitare che questi bisogni si manifestino – conclude don Marco Casale - Rispondere alla povertà senza trovare il modo di frenarne l’aumento o addirittura ridurla non è un buon lavoro».

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