Il bicchiere è mezzo pieno: «Bravi a crearci delle occasioni»
Tyler Cain in azione contro Ortner in Openjobmetis Varese-Sidigas Avellino (Foto by Varese Press)

Il bicchiere è mezzo pieno: «Bravi a crearci delle occasioni»

Il direttore generale Claudio Coldebella torna su Avellino-Varese e commenta l’inizio di stagione biancorosso

Bicchiere mezzo vuoto per aver perso l’occasione di conquistare due punti pregustati o bicchiere mezzo pieno per aver portato “all’ultimo tiro” Avellino, confermando la valenza della squadra?

Claudio Coldebella, come forse la maggior parte dei tifosi biancorossi, ci ha ragionato. Tanto. Domenica e per tutta la giornata di ieri: capita, quando i dilemmi dell’anima sono sospesi tra un desiderio irrealizzato e la realtà. La sua risposta, però, arriva scevra da ogni dubbio: ripensare a Sidigas-Openjobmetis significa guardare un bicchiere mezzo pieno. «Inevitabile ammettere che ci sia venuta l’acquolina in bocca sul +2 a un minuto dalla fine - attacca il direttore generale della Pallacanestro Varese - ma nello sport ci sono anche gli avversari (chiaro il riferimento alla bomba di Rich che ha “aiutato” a scompaginare le carte biancorosse ndr) e gli episodi. La riflessione che vorrei fare è questa: c’è ovviamente un enorme differenza tra vincere e perdere, ma la stessa differenza intercorre anche tra crearsi delle occasione o non crearsele affatto. Avellino e Milano sono due occasioni che Varese si è creata e ciò mi lascia soddisfatto». Per coglierle al volo manca ancora un pizzico di malizia? Al di là degli argomenti tecnici sui quali ogni partita (e ogni contendente affrontata) fa storia a sè, l’analisi fatta a caldo da coach Attilio Caja trova d’accordo anche il dirigente biancorosso: «Ci è mancata malizia, è vero, ma la malizia te la crei solo con un vissuto comune. Guardate come sta andando Brescia, per esempio, che ha giocatori che giocano insieme da un anno e non da pochi mesi. O Venezia».

Dal particolare (la partita del Pala Del Mauro) al generale (l’intero cammino) il passo è breve. E parte da una considerazione: l’applicazione difensiva sta garantendo alla squadra dell’Artiglio un plateau di competitività spendibile contro chiunque, ma i punti in classifica incassati sono arrivati quando all’applicazione dietro si è aggiunta anche una determinata produttività offensiva. «Sono d’accordo. La difesa è una base per noi - argomenta Coldebella in riferimento alla qualità mai mancata in queste prime sette partite - È un biglietto da visita che diamo a chi ci incontra, che sa che si deve sbattere per riuscire a rubarci i due punti. La difesa è mentalità e applicazione, ed è soprattutto lavoro: penso vada detto grazie in primis ad Attilio Caja per quello che sta facendo da questo punto di vista. E poi va elogiato il gruppo: è unito, senza prime donne, composto di persone che stanno bene fra loro e che si supportano».

Il bilancio complessivo, dunque, è positivo? «Sì lo è: non mi fermo a guardare solo ai punti guadagnati o a quelli che ci mancano. Il nostro traguardo è quello di salvarci senza affanni e stiamo lavorando bene. Non solo in campo: anche in società c’è una volontà comune nel portare avanti gli obiettivi, c’è un cda che rema nella stessa direzione e c’è una parte organizzativa che va d’accordo con quella sportiva. Ho delle buone sensazioni». Bicchiere mezzo pieno.

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