«Papà e il Varese sono una famiglia. Andiamo a scuola»

«Papà e il Varese sono una famiglia. Andiamo a scuola»

Intervista a Angela Marilena Di Marzo, presidente della fondazione vvVincent e grande sostenitrice del Varese Calcio

Questa mattina, alle 10.30, verrà presentata a Palazzo Estense una iniziativa pensata dal presidente del Varese Gabriele Ciavarrella e da Angela Marilena Di Marzo, una delle sostenitrici più entusiaste dei biancorossi, a cui la sua struttura alberghiera offre gratuitamente il servizio mensa. La signora Di Marzo è anche titolare della Fondazione vvVincent, dedicata a suo padre Vincenzo: «L’uomo che, con il suo esempio di bontà e di rettitudine, ha forgiato l’esistenza dei suoi figli, infondendo nei loro cuori forza, gentilezza d’animo, determinazione e, soprattutto, passione per il raggiungimento degli scopi prefissati». Oltre a queste parole, sul sito della Fondazione, è ben chiaro lo scopo di Angela Marilena Di Marzo: «In una società sempre più “globalmente” esposta a idee di rinnovamento e percorsa da pluralità culturali e religiose, la tradizionale identità della “famiglia” vive una grave fase di crisi ed è esposta ad innumerevoli tentativi di discredito. La Fondazione vvVincent si propone di aiutare, sostenere e valorizzare la famiglia come il nucleo sociale primario e primo insostituibile ambiente in cui si formano, si sviluppano e si educano i giovani nei fondamentali valori morali e sociali, e si orientano e sostengono nelle aspirazioni di realizzazione sul piano personale. La particolare attenzione della Fondazione nel programma di sostegno alla famiglia porta a sviluppare iniziative orientate al sostegno proprio dei giovani che rappresentano il futuro della società e con i quali la Fondazione vuole interagire offrendo le migliori “memorie”, i più adeguati insegnamenti, i valori morali e sociali, le certezze ed i punti di riferimento. Per raggiungere tali obbiettivi la Fondazione ha individuato tre punti fondamentali su cui costruire il supporto alle famiglie ed ai giovani di esse: la formazione, l’educazione e infine l’aiuto all’inserimento nel mondo del lavoro, valorizzando l’impegno dei genitori a creare l’ambiente adatto per una crescita sana». Non ci resta che approfondire il tema direttamente con la Di Marzo e farci spiegare l’iniziativa di oggi.

Partiamo dal Varese: perché ha deciso di sostenerlo offrendogli il «pane quotidiano»?

Prima di tutto per gratitudine nei confronti del vicepresidente Galparoli. La mia famiglia è di Milano e, appena siamo arrivati in città per avviare il nostro albergo ristorante, è stato lui a mettersi a disposizione per farci conoscere il territorio. Ma era anche un atto dovuto nei confronti di Varese e della sua società di calcio che era appena fallita e doveva rinascere.

Che cosa significa il nome vvVincent?

Mio papà si chiamava Vincenzo e leggendo le due vv come sono scritte si capisce che stanno per «vivi». La Fondazione nasce da un evento tragico, la perdita di un padre, e vuole ricordare la sua figura attraverso attività in favore degli altri.

Ne avevate realizzata una anche prima di Natale, giusto?

Sì, nella mia struttura, il Relais sul Lago, avevamo mandato in scena un simpatico fine settimana in cui i bambini potevano incontrare Babbo Natale e i giocatori del Varese. Ma abbiamo fatto vivere tante iniziative: a Roma con i frati francescani poi con il festival internazionale di musica intitolato a Frescobaldi. A Milano abbiamo sostenuto un evento culturale in Brera con diverse attività.

Oggi che cosa presentate?

Una iniziativa relativa alla prevenzione e alle cure dentarie dei bambini che vanno educati da subito all’igiene orale. Fin dalle elementari. Andremo all’interno delle scuole a spiegare come si preservano i denti e il cavo orale e verranno dati in omaggio dei kit con lo spazzolino, che va usato tutti i giorni. Pulirsi bene i denti deve essere un gesto continuativo e fa parte dunque di un percorso educativo e formativo.

Che persona era suo padre?

Un uomo normale. Lui ha sempre sostenuto che bisogna aprirsi agli altri e l’ha fatto con tanta umiltà, sedendosi a tavola con tutti. Lo stesso facciamo io e i miei fratelli. Per noi non esistono differenze di razza, di ceto o d’altro. Insomma, apertura totale nei confronti di chi ci sta davanti.

E si siede a tavola anche con i giocatori del Varese?

Ovviamente, ospitandoli e vedendoli quotidianamente. Con il Varese abbiamo in mente un progetto di cui non posso ancora parlare. Ma si tratta di qualcosa di grande.

Con quale biancorosso ha maggior familiarità?

Ecco, credo che la parola giusta sia proprio famiglia. Da noi i giocatori si sentono come a casa, all’interno del loro focolare. E per loro siamo una famiglia. Postano sui social le nostre iniziative e questo mi fa molto piacere. Bomber Marrazzo potrebbe essere mio fratello e mi dispiace che il giovanissimo Leonardo se ne sia andato via: lui poteva essere il mio fratellino minore.

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