Martedì 11 Febbraio 2014

Sacchetti trionfa, Varese esulta

«Toto Bulgheroni l’aveva detto»

Varese

Meo Sacchetti sa che per raggiungere un grande obiettivo servono tempo e fatica. Lo sa da sempre, come può saperlo un uomo nato in un campo profughi, mentre il padre si guadagnava il pane lavorando i sampietrini. Domenica sera Sacchetti ha alzato al cielo la Coppa Italia vinta dalla sua Dinamo Sassari. Un risultato storico.

Anche un po’ una rivincita contro quelli che sostenevano che «con il gioco di Sacchetti non si vince niente di importante».

Invece abbiamo dimostrato che si può vincere anche giocando una pallacanestro diversa. Per la verità, noi qualche buon risultato l’avevamo già ottenuto: la promozione, i playoff, la partecipazione all’Eurocup. Non è che non avessimo proprio fatto nulla. Certo, la vittoria della Coppa Italia ci dà ancora più sicurezza sulla bontà di quello che stiamo facendo.

Il giorno dopo l’impresa cosa si prova?

Me la gusto ancora di più. Appena finita la partita, la mia gioia era prevalentemente rivolta ai giocatori: ero contento soprattutto per loro. Oggi (ieri, ndr) me la sono goduta di più anch’io.

Cosa la rende più orgoglioso di questa vittoria?

Aver fatto vedere che si può vincere anche proponendo una buona pallacanestro. E poi Sassari dimostra che si può lavorare bene anche con un budget buono ma non stratosferico. Questo può servire da stimolo a tante altre società.

S

i dice di lei: già da giocatore Sacchetti sembrava destinato a diventare un bravo coach.

Mi ricorderò sempre un episodio. Al termine della mia carriera da giocatore, io e Toto Bulgheroni chiusi in una stanza. Gli chiesi cosa vedesse nel mio futuro di ormai ex cestista. Rispose: «Ti vedo con un paio di calzoncini ad allenare una squadra».

Francesco Inguscio

L’intervista completa e altri servizi sull’edizione de La Provincia di Varese in edicola martedì 11 febbraio

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