«Quello che divideva oggi unisce. Per me il miglior risultato possibile»

«Quello che divideva oggi unisce. Per me il miglior risultato possibile»

Parla il sindaco - Farioli a tutto campo sul Baff: «Un voto a questa edizione? 10 e lode»

BUSTO ARSIZIO - «Io, un po’ un San Giovanni Battista». La confessione del sindaco Gigi Farioli: lasciando Palazzo Gilardoni, farà vivere di vita propria le sue “creature”. A partire dal B.A. Film Festival, oggetto di ritrovata unità bipartisan. Ma sui contenuti della campagna elettorale è più “San Tommaso”: «Non vedo lo stesso clima di attenzione sui progetti e sulla loro sostenibilità».

Il suo voto al Baff 2016?

«Dieci e lode. Perché è l’imperfezione degli atti d’amore che a volte determina la bellezza del creato. Altrimenti saprebbe tutto di falso, e spesso anche le donne che ricorrono alla chirurgia plastica non aumentano la bellezza ma appaiono artificiose e artificiali. Come artificiose e artificiali sono alcune affermazioni sentite in questi giorni».

Quelle del centrosinistra e del suo candidato Luca Castiglioni?

«Dopo dieci anni in cui ho sostenuto praticamente da solo, in commissione e consiglio, la bontà e la volontà che il sistema cinema bustocco crescesse, oggi prendo atto che una battaglia compiuta in solitudine pare diventata di tutti. Un successo che sa di miracolo, come la straordinaria bellezza di un festival che in 14 anni è cresciuto, diventato punto di riferimento nazionale, si è allargato pur senza denaro pubblico, ha continuato a diffondersi in tutta la città, i quartieri e le sale cinematografiche».

Insomma, quello che qualcuno chiamò B.A. Farioli Festival oggi è patrimonio riconosciuto da tutti?

«Mi viene in mente San Giovanni Battista, destinato a scemare perché qualcun altro diventi grande e prenda la scena. Mi piacerebbe che, ora che Farioli va scemando, anche il Baff emerga e viva di vita propria. Io, come ho fatto per dieci anni, continuerò a spendermi anche con altra funzione. Mi fa piacere di avere compagni di viaggio che, convertendosi sulla via di Busto Arsizio, ne sono convintamente sostenitori».

Il concetto di “San Giovanni” non vale solo per il Baff?

«Il primo cittadino deve essere servitore, non in cerca di visibilità propria, ma servitore del patrimonio di tutti. Se improvvisamente ciò che divideva oggi è elemento di unità, per me che ho sempre perseguito l’unità è il miglior risultato possibile».

Allora sarà una campagna elettorale sui contenuti e non sulle divisioni sterili?

«Ho fatto di tutto, anche con un bilancio preventivo che lasci ampia possibilità di scelta e libertà a chi verrà dopo di me, per far sì che la sfida elettorale sappia essere un confronto sulle proposte. Se c’è curiosa convergenza su temi prima divisivi, non vedo lo stesso clima di attenzione, disponibilità e fair play sulla capacità di porre a confronto progetti, sostenibilità degli stessi e inclusività. Ma forse sono talmente impegnato ad assolvere i compiti istituzionali che non riesco ancora a vederli. Mea culpa».


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