Toccate tutto ai sinaghini, non la fiaccola

Toccate tutto ai sinaghini, non la fiaccola

Questa sera la fiamma votiva arriverà a Sacconago. Sandro Castiglioni apre il libro dei ricordi

Ha fatto scuola la fiaccola votiva di Sacconago. Quella che arriva questa sera(20,30) da Notre Dame de la Salette(Francia) è la sessantatreesima edizione. Una storia, una tradizione, una devozione che ha attraversato tre generazioni e promette di attraversarne altre. Di ben ventuno Sandro Castiglioni ne è stato l’organizzatore e con mete mariane che si chiamano Lourdes, Loreto, Pompei, Assisi ed anche Roma, per citare le più conosciute e nel contempo anche le più impegnative da mettere in strada. «Ma anche le più affascinanti – ricorda Castiglioni - e penso che nessun altro paese abbia questa longevità e penso soprattutto che Sacconago sia stato premonitore in questa manifestazione. Altri poi hanno fatto nostra l’intuizione della fiaccola che è stata concepita nel 1954 da un gruppo di giovani assieme all’allora don Franco Scotti con la prima destinazione al Sacro Monte di Varese l’anno successivo e sempre al 1 di maggio».

Di ricordi e di episodi ce ne sono in quantità industriale per Castiglioni, ma in cima c’è la fiaccola votiva del ’74, quella del ventennio a Lourdes(1130 km). «Abbiamo cominciato a pensarla subito dopo quella di Loreto del ’69, visto che avevamo deciso che ogni cinque anni dovevamo fare un santuario importante. L’organizzazione è durata due anni e mezzo e questa fiaccola l’ho vissuta in ogni dettaglio per essere, in quel periodo, presidente del Cas Sacconago. Occorrevano i permessi per andare in Francia ed in questo una mano l’abbiamo avuta dal console francese che era a Milano. Una volta sbrigate le pratiche burocratiche bisognava fare il percorso. Abbiamo sfruttato il ponte dell’Immacolata del ‘73».

Ed è sempre stato un lavoro certosino. «Grandissimo impegno perché ad ogni chilometro occorreva mettere un segno oppure individuare un cartello pubblicitario o un paracarro con un scritta – racconta – l’atleta faceva appunto un chilometro di corsa e poi dava il cambio. Non sempre, a dire la verità, il chilometro era preciso e capitava che magari fosse anche un chilometro e mezzo. Su ogni macchina c’erano tre atleti e con tutto il percorso dettagliato, orari compresi. A Lourdes andammo con quaranta macchine per un totale di cento atleti. Abbiamo corso tre giorni e due notti».

Ma Castiglioni ha ancora vivo sulla pelle «lo stupore, la meraviglia della gente per un qualcosa che non avevano mai visto e che si ritrovavano quasi in casa. In Francia ne parlò anche la stampa, ma non potrò mai dimenticare il bagno di folla per le vie di Bologna mentre tornavamo da Loreto. Era una domenica e lì c’era anche la festa nazionale degli alpini e c’era la gente sui marciapiedi che ci applaudiva, ma anche ci indicava le vie cittadine da percorrere perché, penso si possa immaginare le difficoltà nell’attraversamento, con tutta la gente».

Ma qual è il segreto che rende la fiaccola votiva così fresca? Nel mondo dei social e degli smartphone, anche un bel gruppo di ragazzi delle medie ha deciso di vivere l’esperienza della fiaccola 2017, partita dall’Alta Savoia. Perché? «Chi l’ha vissuta ne sa trasmettere i valori religiosi e quel senso di gruppo, quello spirito di corpo che lega autisti, ragazzi, motociclisti. È un qualcosa di unico che solamente vivendo dal di dentro lo capisci. E’ ormai una tradizione il cui significato è sempre però rimasto lo stesso». E sta qui il segreto del primato sinaghino che difficilmente potrà essere insidiato da qualche altro. Toccate tutto ai sinaghini, ma non la fiaccola e la Madonna in Campagna, l’approdo della fiamma votiva. n


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