Amori e storie davanti ad una tazzina di caffè

Amori e storie davanti ad una tazzina di caffè

L’opera di Alberto Bortoluzzi è una curiosata nei sogni e nelle vite di tanti “caffettari”

Un libro interamente dedicato alla bevanda più amata dagli italiani e, senza dubbio, anche dai varesini: “Chicche di caffè”, l’ultima fatica editoriale del bosino Alberto Bortoluzzi, sta per vedere la luce. La presentazione è prevista per i primi di novembre: giustamente entusiasta Alberto, fotografo proveniente dal misterioso ambito della geologia e in ragione di questa matrice affascinato dall’anima di tutto ciò che ci circonda.

Lo incontriamo nel suo studio di via Lonati mentre assorto sfoglia le bozze, 180 pagine di pura poesia dove il 57enne biker-regista arcinoto per le sue strabilianti imprese (ultima della serie, quella della Shuttle bike galleggiante sul lago Maggiore, nel novembre del 2016) assembla con certosina finezza sessantuno fra racconti, pagine in rima, immagini, vignette e altre preziosità sulle note intense ed amatissime del nettare caro agli Dei degli intellettuali, a partire dalla splendida copertina tratta da un’opera tridimensionale di Giorgio Presta conservata allo Spazio Lavit.

«Ho sempre un sacco di idee in testa – ride, lo sguardo sognatore – e questo lavoro, che ho meditato un anno fa, nasce, guarda caso, davanti ad una tazzina di caffè. Siccome sono sempre stanco – ride ancora – quando non ne posso più scendo al bar e chiedo la mia cura. Da qui m’è saltato in testa all’improvviso di raccogliere storie attorno al caffè, pensando a quante persone si siano conosciute, abbiano realizzato progetti, abbiano intessuto sodalizi davanti ad una tazzina: mi piace molto scavare nelle vite altrui, come quando vado in una casa e la fotografo e immagino le storie che reca».

Un viaggio profumato

Una vocazione a viaggiare e pubblicare libri di viaggio: e cosa di più intrigante del viaggiare con la fantasia in mille mondi paralleli profumati di caffè, sulla scia di un filo conduttore che parte dal Vicino Oriente e in modo inaspettato arriva a Varese, tappa fondamentale della storia dell’antico infuso? Sì, perché dalle pagine, parallela ad una trattazione storico-sociologica con tutti i crismi firmata da Pierre Ley, affiora, incredibilmente, grazie a Maria Grazia Crippa la vicenda di quella vecchia filanda di Comerio che alla metà del secolo scorso divenne il primo tempio del caffè decaffeinato italiano.

Il caffè declinato in tutte le forme possibili ed immaginabili, partendo dagli aforismi celebri, passando per la trattazione merceologica di Giancarlo Samaritani, responsabile commerciale del Chicco d’Oro, al racconto di un torrefattore a cui il caffè ha regalato la verve per assurgere agli spazi siderali della cucina: Ezio Santin, che svela ai lettori la ricetta della sua celeberrima lombata di manzo stufata, ça va sans dire, nel caffè.

Tanti illustri affezionati

Tante le voci illustri che si susseguono nel bel libro di Bortoluzzi: chicche inedite di scrittori di lago come Elisa Origi o Andrea Vitali, arguti ricordi di vita professionale come per Bruno Galeazzi (che ebbe una paziente intossicata dalle diciotto tazzine giornaliere), a cui fanno da contrasto i rigorosi consigli dietetici e salutistici intessuti dalla dottoressa Silvia Casella.

Tante davvero, le firme che in amicizia hanno offerto il loro contributo al vulcanico Arturo, da Tommaso Arrigoni ad Allan Graham, da Mirella Beraha a Massimo Bertarelli, da Franz di Cioccio a Franco Mondini passando per Leonardo Pieraccioni, Marco Risi, Alberto Sironi, e altri che sarà bello scoprire alla presentazione. E molti sono gli artisti che hanno omaggiato l’intraprendente fotografo varesino delle loro opere, da Margherita Castoldi a Franco Matticchio passando per l’Amore infinito di Marcello Morandini, che spreme il suo genio designer anche unendo due tazzine nel simbolo matematico dell’incommensurabile grandezza, in omaggio ad una fonte d’ispirazione inestimabile.

Ma ecco materializzarsi persino Vittorio Sereni e Piero Chiara seduti al caffè Clerici di Luino immortalati dalla vivida penna di Angelo Aschei, e Giuseppe Ungaretti nel ricordo di Gilberto Vannini, quando conobbe il poeta dell’Infinito alla scuola degli Allievi Ufficiali di Roma, proprio sorbendo caffè.

Un fascio di bei nomi anche nostrani – Filippo Brusa, Mauro della Porta Raffo, Mario Chiodetti che ha curato anche l’editing, Luca Missoni, Giuseppina Panza oltre alla Origi – che hanno armoniosamente contribuito a realizzare un caleidoscopio di immagini che si rincorrono sul medesimo, inebriante tema, diventando sicuramente un’opera non solo da leggere e assaporare in meditazione, come una tazzina fumante, ma anche e soprattutto da collezionare e mostrare orgogliosamente agli amici.

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