Ecco come nasce un’anima, se la comicità è cosa seria

Ecco come nasce un’anima, se la comicità è cosa seria

Un botta e risposta con Giacomo Poretti, il grande artista che sarà giovedì 27 luglio al Sacro Monte di Varese

Ridere e riflettere con Giacomo Poretti: il comico milanese racconta “Come nasce un’anima” a Tra Sacro e Sacro Monte. Giovedì 27 luglio alle 21, in prima nazionale, l’attore parte del celebre trio con Giovanni e Aldo, porterà il suo monologo al festival varesino sulla terrazza del Mosè.

«È una riflessione comica e seria sulla parola anima. È un termine impegnativo, che sembrerebbe in via di estinzione, ma ha un suo motivo d’essere. Racconto alcuni avvenimenti accaduti nella mia vita personale, ovviamente esagerandoli, che mi hanno portato a soffermarmi a lungo su questo concetto».

Sembra un doppio salto mortale che un comico partecipi a un serio festival legato al tema della sacralità e che lo faccia con un pezzo allacciato a quel “soffio” ispiratore per diverse religioni, tradizioni spirituali e filosofie.

«È vero, sono un comico, però in questo caso mi esibisco di fuori del mio modo tradizionale con Giovanni e Aldo e ho una certa libertà e originalità espressiva. Per tranquillizzare i fan, se ce ne fossero, parlo di una cosa serissima, ma in chiave comica. È quello che è divertente».

Lo spunto è arrivato da un evento importante.

«Quando è nato nostro figlio è venuto a trovarci in ospedale un anziano sacerdote che conoscevamo bene. Prima di andare ci ha detto: “Complimenti mamma e papà, avete fatto un corpo. Ora dovete fare un’anima”. È una frase che potrebbe apparire insignificante, però mi ha ronzato nella testa per un po’ e me ne chiedevo il significato. Da lì sono partiti divertimento e indagine seria rispetto a quella semplice parola».

Il monologo è uno spazio “ritagliato” nel quarto di secolo di carriera di uno dei terzetti più amati dal pubblico italiano.

«Quest’anno e prossimo, dopo i festeggiamenti per i 25 anni insieme, tiriamo un respiro e ognuno si dedica alle proprie passioni o a ciò che lo diverte. Vivo questi momenti come una curiosità personale, non come un percorso solista».

Nessuno fa il bilancio, invece, dopo tanto tempo passato insieme.

«Non è il caso di farne. È talmente bello ciò abbiamo e c’è talmente tanta gratitudine per quanto ci è successo, che non ci si sta pensare. È andata benissimo e lo percepiamo tutti quanti».

Non servono nemmeno sogni nel cassetto. «Già questo piccolo traguardo è un sogno che si realizza. È meglio andar piano con sogni e richieste, perché, come dice il proverbio “chi troppo vuole, nulla stringe».

Notissimo al pubblico televisivo e del cinema Giacomo Poretti da qualche anno scrive e recita monologhi riguardanti il rapporto con il mistero; celebre il suo dialogo con la Madonnina del Duomo di Milano, letto proprio in Piazza Duomo davanti a più di cinquantamila persone.

Quest’anno poi ci sono state anche i video indirizzati a papa Francesco, in occasione della sua visita a Milano lo scorso 25 marzo.

«Da 4 o 5 anni è nata una collaborazione con la curia di Milano per diverse iniziative. L’ufficio comunicazioni sociali ha pensato di affidarmi questo compito e la cosa mi ha divertito. Mi è proprio piaciuto dedicare al papa le video lettere di benvenuto a Milano».

E Aldo e Giovanni come hanno reagito?

«L’hanno visto con interesse e curiosità. Ovviamente mi hanno preso in giro, ci mancherebbe».

Fare l’attore, anche se ha iniziato a recitare da piccolo continuando negli anni successivi e iscrivendosi alla scuola di recitazione di Busto Arsizio, non era la professione che immaginava di intraprendere da grande.

«Ho fatto diversi lavori prima di entrare nel mondo spettacolo, anche l’infermiere. Quello che si pensa da ragazzini, quasi mai si concretizza da adulti. Si ha qualche idea, ma poi tutto può cambiare grazie avvenimenti casuali, incontri e cambi di prospettive. Mi è piaciuto fare tutto sia il lavoro in ospedale che lo spettacolo».

Se il figlio gli dicesse di voler intraprendere la stessa carriera cercherebbe: «di lasciarlo libero di scegliere. Anche se dentro di me so che difficilissimo. Spero che voglia fare qualcosa di più facile. Papà e mamme pensano sempre a qualcosa di più tranquillo».

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