“Il Milite” di Enrico Butti risplenderà ancora a Viggiù

“Il Milite” di Enrico Butti risplenderà ancora a Viggiù

In occasione del 170esimo dalla nascita dello scultore, la presentazione del restauro del modello

A Viggiù ritorna a nuova vita la statua del Milite, a 170 anni dalla nascita del suo creatore, lo scultore Enrico Butti. Sabato 29 aprile 2017, presso i Musei Civici Viggiutesi, tre momenti da non perdere all’insegna dell’arte del grande maestro viggiutese: dalle 16.30 la presentazione del restauro del modello in gesso de “Il Milite” dello scultore Enrico Butti, grazie alla collaborazione con l’Accademia di Belle Arti Aldo Galli - IED Como e con la laureanda e restauratrice Anastasia Avveduto; interverrà la referente del progetto, la professoressa Wanda Franceschetti dell’Accademia di Belle Arti Aldo Galli. Alle 17 l’inaugurazione della mostra “La Collezione d’Arte Contemporanea Enrico Butti” con le ultime acquisizioni (2012-2016): 22 opere esposte presso la Sala Espositiva temporanea Enrico Butti. A seguire, presso Villa Borromeo, l’inaugurazione della mostra “Trentascatti” a cura del fotografo Bruno Fasola che presenterà immagini catturate nel Museo - Gipsoteca dello scultore viggiutese. «Il lavoro di restauro sul Milite, modello in gesso per il monumento ai caduti di Viggiù realizzato nel 1919 da Enrico Butti, è consistito nel ripristino e nella valorizzazione di un’opera che per anni è stata depositata all’interno del solaio del Museo Butti; luogo in cui la polvere ha trovato il suo habitat ideale» spiega la restauratrice Anastasia Avveduto, giovane laureanda in Restauro dei materiali lapidei e derivati e delle superfici architettoniche decorate, presso l’Accademia Belle Arti Aldo Galli di Como.

Come ha trovato la statua?

Il modello si trovava diviso in tre parti, testimonianza della lavorazione di fusione per l’opera bronzea. Dopo un diretto confronto con gli artigiani della Fonderia Artistica Battaglia di Milano, si è deciso di mantenere tale suddivisione, poiché riveste un’importante testimonianza dei complessi procedimenti con cui le sculture, che adornano le nostre città, vengono realizzate.

Come avete operato al restauro?

Il Milite era in buono stato conservativo, ad eccezione di alcune mancanze, come le dita della mano sinistra, la canna del fucile. In accordo con la soprintendenza, avendo la possibilità di ripristinare la completa lettura della scultura ed essendoci la riproduzione bronzea, si sono eseguiti i calchi in gesso. I calchi di queste parti, essendo un’aggiunta all’opera, sono stati attaccati con l’ausilio di magneti in neodimio, mantenendo ulteriormente la reversibilità del metodo.

Quanto è durato il restauro?

Il lavoro è durato all’incirca 4 mesi, è stato importante poiché ho restituito alla comunità di Viggiù il modello in gesso del loro monumento ai caduti, eseguito da uno dei loro artisti. Inoltre quest’opera è importante perché è una delle poche opere, in cui è possibile osservare i segni testimonianza diretta della lavorazione complessa per la realizzazione del monumento in bronzeo.

Quale ruolo occupa Butti nel panorama artistico italiano?

Butti è un artista stimato e significativo della scultura lombarda a cavallo tra Ottocento e Novecento; sviluppò la sua arte nei periodi della Scapigliatura, del Verismo e del Simbolismo. Ciò lo rese un artista sempre attento alle vicende artistiche, storiche e culturali dell’epoca. Amava l’arte e al contempo la temeva, confidando spesso ai suoi allievi di non aver mai esposto senza prima tremare e di essere spesso non contento delle opere da lui realizzate, tanto che “distruggeva senza paura e pentimenti” prima di raggiungere l’espressione definitiva.

Tornerà a collaborare con il Museo Butti?


La collaborazione col Museo Butti non finisce qui, poiché per la laurea quinquennale devo eseguire anche una tesi teorica nella quale studio approfonditamente la figura di Enrico Butti, e le rappresentazioni monumentali da lui eseguite. Al di là della tesi, mi auguro in un futuro di poter nuovamente collaborare con loro, i gessi presenti nella gipsoteca sono tanti e alcuni hanno ancora bisogno di cure.

Quali le sue riflessioni sul restauro in Italia?

L’Italia è la patria dell’Arte e del Restauro, ovunque c’è un piccolo bene che ha bisogno di essere curato, purtroppo l’abbiamo visto tutti anche con il recente terremoto. L’Italia è costellata di opere che magari non necessitano di un completo restauro, ma di una manutenzione e una conservazione corretta che va eseguita da persone specializzate. Sono tutti beni che raccontano la nostra storia, la storia di un determinato paese, la storia della nazione.


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