«Per i giovani la poesia è espressione. E strumento di gioia e di malinconia»

«Per i giovani la poesia è espressione. E strumento di gioia e di malinconia»

Torna la 20a edizione di “Finchè vivi splendi” curato da Silvio Raffo e dedicato ai teenager

«Finché vivi, splendi, non rattristarti di nulla, cosa breve è la vita». È ripartita, sabato scorso, come da tradizione, dalle parole dell’epitaffio di Sicilo, la 20a edizione di “Finché vivi splendi”, rassegna di poesia teenager a cura del poeta e scrittore Silvio Raffo. Appuntamento con la giovane poesia per il secondo e conclusivo incontro, sabato 23 dicembre alle 21, presso il suggestivo centro culturale La Piccola Fenice, a Masnago.

«Ormai questo incontro è diventato un po’ un’istituzione, nonostante le difficoltà di ordine economico – spiega l’anima della rassegna poetica, Silvio Raffo – e siamo partiti con un numero di giovani poeti piuttosto ristretto perché selezionato».

Perché un festival per i giovani poeti? «Scrivere poesie a sedici, diciotto anni può essere considerato fenomeno quasi comune, strumento di espressione e confessione solitaria, sfogo di un’esuberanza gioiosa o malinconica – spiega Raffo – anche indipendente da specifiche conoscenze o pratiche letterarie. È sempre, in ogni caso, attività creativa fortemente catartica, risorsa tra le più gratificanti di un’età spesso difficile, la cosiddetta adolescenza, che oggi tende a dilatare vistosamente i suoi confini».

È facile intravedere il vero talento? «Tutt’altro. È difficile individuare e riconoscere un vero poeta nella sua stagione aurorale: talvolta ci si può trovare dinanzi a piccoli gioielli che però non avranno domani, perché scaturiti da un particolare stato di grazia, irripetibile nell’evoluzione della persona che lo ha vissuto.

In altri casi, dietro una grazia un po’ acerba o uno sperimentalismo che non convince, si celano i semi vitali di una autentica e feconda fioritura poetica. Può persino capitare che la poesia raggiunga il suo apice in età giovanile e venga ripudiata, annullata dalla cosiddetta maturità, per cui l’uomo sopravvive al poeta anche se è quest’ultimo a conquistare l’immortalità».

Quali le novità? «Ci sarà una giuria popolare, che affiancherà la storica giuria costituita dalle professoresse, assidue frequentatrici della Piccola Fenice. Ho esteso l’invito per la votazione anche a docenti di varie scuole e a personalità di Varese. I premi saranno libri e abbonamenti a riviste. L’iniziativa di quest’anno partirà insieme ad una rivista che dovrebbe diventare realtà fra poco, una rivista di nome “Kalliroe”, il “verso giusto”, che si propone di riunire i giovanissimi ancora affezionati ad un modello di poesia che non sia né lo slam poetry né la poesia-spettacolo, ma la poesia nel suo senso tradizionale, la rivalutazione del verso e del verbo poetico».

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