Nuovi volti, nuovo album ma è sempre PFM: «Siamo tornati, avevamo ancora cose da dire»

Nuovi volti, nuovo album ma è sempre PFM: «Siamo tornati, avevamo ancora cose da dire»

Il tour mondiale di “Emotional Tattoos” domani porterà la storica rock band all’Openjobmetis di Varese

Nome: Premiata Forneria Marconi. Data di nascita: quando alla musica italiana serviva il turbo per scavalcare certi muri. Luogo di residenza: l’Italia, il mondo, l’universo, l’olimpo, i nostri cuori. Segni particolari: sono immensamente, meravigliosamente, favolosamente ancora qui. Sono in tantissimi a dover ringraziare la Pfm. Milioni di fan per l’aver preso per mano il rock italiano e averlo portato un bel po’ più in là, verso un suono più internazionale. Schiere di artisti, musicisti, cantanti per aver creato una nuova carta d’identità per la quale, almeno una generazione, si è già messa in coda pronta a richiederla.

La leggendaria rock band torna a Varese domani sera con “Emotional Tattoos”, lo straordinario ultimo album, il diciassettesimo in studio. Un viaggio (spaziale) su pianeti (musicali) ancora inesplorati, un tatuaggio (emozionale) che si stampa, indelebile, nel cuore del pubblico e dentro al quale ci sono colori bellissimi, ricordi, cose vecchie, cose nuove, cose eterne. Come quella unica e impareggiabile voglia di... stupire? Sì, come sempre. Far emozionare? Impossibile non farlo. Che altro? Quella voglia semplice, unica, stupenda, sacrosanta e maledettamente bella di divertirsi. Ne abbiamo parlato con Franz Di Cioccio, quello che con Patrick Djivas c’era allora e c’è adesso, quello che quando gli si chiede della Pfm fa esattamente quello che fa da una vita con un rullante e due bacchette: ti tatua emozionalmente.

Nuovi nomi, nuove canzoni, nuovi album ma la Pfm non cambia mai...

Andiamo avanti molto bene. Ora abbiamo un contratto nuovo, fantastico e internazionale con la Inside/Out con cui abbiamo fatto uscire il 27 ottobre il nostro disco in tutto il mondo. È un album innovativo, con due versioni, una in italiano e una in inglese. Ci sono cose nuove, a partire dalla copertina, e c’è anche un nuovo modo di considerare la musica. Siamo contro la discriminazione di genere, non bisogna suonare quello che pensano che tu debba suonare perché l’epoca in cui vivi dice questo. Noi suoniamo e rappresentiamo la musica in senso totale.

La copertina, si diceva. La prima novità.


È qualcosa di nuovo per la Pfm, è molto immaginifica e bella, lo diciamo noi ma anche le tante recensioni positive arrivate. In quel disegno abbiamo voluto dare una visione del mondo come lo sogniamo. In primo piano, di spalle, ci siamo io e Patrick in versione Han Solo e Chewbecca - ride - al timone di una nave pronta ad un salto nell’iperspazio.

Un salto in un universo nuovo, insomma. Prima di tutto musicale.


“Emotional Tattoos” ha dentro di sé diversi generi tutti mischiati. Ma un brano non rappresenta un genere, anzi. Ogni canzone sfuma nell’altra, ci sono brani che partono rock e finiscono jazz. Questa scelta, per noi, significava dare al pubblico un tatuaggio emozionale. Sapete che cos’è?

Ci spieghi.

Quando ricevi una grossa parte emotiva, quella è come un pugno, ti colpisce, ti rimane impressa. Proprio come fosse un tatuaggio. Quando ho sentito “Sgt. Pepper” dei Beatles sono stato tatuato. E i tatuaggi emozionali ti arrivano da ogni forma artistica, non solamente dalla musica. Pochi giorni fa eravamo ad Amsterdam per un concerto e ho visitato il museo di Van Gogh. Sono un suo grande ammiratore e quando ho visto le sue opere sono stato come colpito nell’anima.

La Pfm aveva qualcosa da dire, insomma.

Cerchiamo di dare questi tatuaggi emozionali con testi impegnati. Dopo anni ci voleva un disco di brani che potessimo usare per raccontare quello che abbiamo visto in questi anni e che vediamo ancora oggi. Nel mondo, in quel regno in cui siamo tanti ma siamo uno, se non pensiamo che il genere umano sia unito, vince la frammentazione. L’uomo è uomo e il nostro pianeta non è in prestito ma è nostro e spetta quindi a noi tenerlo curato.

Dopo undici anni si ritorna sul mercato...


Siamo rimasti comunque presenti con altri dischi ma non a livello internazionale con un progetto così pregnante, così bello. Quando la casa discografica ha saputo che stavamo lavorando ad un nuovo progetto ci ha scritturato.

È stato difficile rimettersi in gioco?

No, ha parlato la musica per noi.

Brani in italiano ma anche in inglese: perché?

Questa è la prima volta in assoluto per noi. La doppia lingua ci permette di mantenere la nostra nazionalità e la nostra idea culturale e anche di mettere non uno ma due piedi sul mercato internazionale.

Però i brani in inglese non sono mere traduzioni.


I testi sono diversi. Affrontare il mondo anglosassone con concetti, idee, tematiche “italiane” non avrebbe attecchito, quindi abbiamo puntato su questioni comunque vicine al nostro pensiero ma molto dentro al loro mondo.

Basta temporeggiare, ora va chiesto: come si resta sulla cresta dell’onda per così tanto tempo?


Non c’è un vero e proprio segreto, semplicemente ci reputiamo giovani. Essere giovani non è una questione anagrafica. Se hai un progetto, se sei sempre in movimento e voglia di fare qualcosa, se sei disposto a cambiare la tua vita, seguire un’onda diversa, allora sei giovane. La Pfm è il caso dei casi: non abbiamo mai fatto un disco uguale al precedente, non abbiamo mai ripetuto qualcosa perché aveva avuto successo, abbiamo invece sempre cercato una strada diversa. Abbiamo la novità nell’anima, abbiamo sempre quella voglia di andare a vedere cosa c’è oltre l’ostacolo. Siamo un po’ come il Barcellona: loro si divertono a giocare, noi a suonare, quindi resteremo sempre giovani. Lo siamo nel Dna.

Quindi domani sera il pubblico deve prepararsi ad una maratona musicale?

Suoneremo per almeno due ore, magari anche due ore e mezza, chissà. Una cosa è certa: se non sudi non ti diverti.

Risposta secca: talent sì o no?

Ni.

Via alla spiegazione.


Sono bellissimi spettacoli televisivi. Ballerini che fanno acrobazie incredibili, vocal coach che ti consigliano, ti indirizzano, ti fanno crescere: tutte cose belle ma che non ti avvantaggiano. In un attimo uno ottiene tutto quello che invece dovrebbe arrivare col tempo e l’esperienza. Stupendo, ma la gavetta ti insegna un’infinità di cose che il talent non ti dà. La gavetta ti tatua emotivamente.

Domani sarete a Varese, casa di Flavio Premoli.


Siamo felicissimi. È una città che porta con sé tanti ricordi. Flavio lo sento sempre, ci legano tantissime cose.

Il 1978. Il tour con Fabrizio De André che segnò un’epoca per la musica, italiana e internazionale. Che ricordo c’è guardando indietro?

È stata una cosa fantastica. Quando ripenso alla follia del momento che mi ha spinto a proporre quel progetto a Fabrizio e all’entusiasmo e alla bravura che ci ha messo tutta la Pfm per essere all’altezza di chi rischia il tutto per tutto, vedo una delle esperienze musicali più belle mai fatte in questo paese. Quando passo in certi posti e la gente me ne parla ancora è fantastico, perché c’è la consapevolezza di essere entrati nel tessuto emotivo di molti. Resta qualcosa che il tempo non può toccare, grazie alla caratura del livello poetico di Fabrizio e all’impegno nostro ha avuto e ha ancora una fragranza musicale magica.

Nuovi nomi, nuove canzoni, nuovi album ma la Pfm non cambia. Chi è oggi la Premiata Forneria Marconi?

Abbiamo sempre mantenuto fede a quello che siamo: noi non siamo altro che questo. Con tutti quelli che ci sono e che ci sono stati. L’importante è non sfuggire mai da quello che ti va di fare. Ci sentiamo giovani, abbiamo sempre quella stessa voglia di divertirci e quella spinta verso il nuovo che ci ha sempre fatto sentire vivi.


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