Cinque richiedenti asilo spacciavano ai ragazzini alla stazione di Gallarate

Cinque richiedenti asilo spacciavano ai ragazzini alla stazione di Gallarate

Sgominata la banda: quattro nigeriani e un ivoriano

GALLARATE - Quattro nigeriani e un cittadino della Costa d’Avorio: sgominata la banda dello spaccio alla stazione di Gallarate. Tra i clienti anche ragazzini di 13 anni. A far scattare le manette gli agenti del commissariato di polizia di Stato di Gallarate. Hanno tra i 23 e i 40 i componenti del sodalizio, sono tutti richiedenti asilo che si sono allontanati dal programma di protezione. Dedicandosi a un lucroso giro di vendita di droga. Dalla marijuana alla cocaina: non c’era nulla che il gruppo non potesse fornire ai clienti. Clienti che venivano “agganciati” in via Beccaria. La droga, per contro, veniva custodita in un nascondiglio in via 25 aprile.

Non portarsi la droga “addosso” era per la banda una sorta di misura di sicurezza: i controlli in stazione sono capillari e molto frequenti. Essere trovati in possesso di stupefacenti sarebbe stato un problema: in questo modo il gruppo sarebbe apparso candido come un giglio. Nessuna attività illecita in assenza di droga. In realtà la banda gestiva un traffico lucroso.l’inchiesta era partita nel gennaio scorso. Gli uomini guidati dal dirigente Fabio Mondora hanno iniziato a “osservare” il sodalizio.

L’inchiesta è stata portata avanti con metodi tradizionali: pedinamenti, appostamenti. Cessioni di droga documentate. I clienti arrivavano, si allontanavano con il pusher di turno, prendevano la droga, pagavano e andavano via. Alcune vendite erano su “commissione”, cioè il clienti arrivava dopo aver ordinato la “dose”, altre erano al dettaglio.

I pusher erano diventati un punto di riferimento nell’ambiente: bivaccavano in zona nell’arco della giornata. Seduti su marciapiedi, indifferenti, quasi fossero dei questuanti. Il tam tam si era diffuso ormai. Chi voleva acquistare qualcosa li raggiungeva, chiedeva, pagava e andava via. Tutto nell’indifferenza generale. La banda cercava di non dare nell’occhio. Quasi volesse far parte del degrado imputato alla stazione gallaratese, ma senza esserne parte. Uno dei nigeriani è tra l’altro un personaggio notissimo. Da due anni era diventato una sorta di mina vagante in città. Era il solo a dare nell’occhio. Ma le sue “imprese” erano eclatanti. Ha picchiato, alcuni mesi fa, un agente della polizia locale e uno della polizia di Stato. Spesso ubriaco, si è rivelato molesto, in passato, in diverse occasioni. Il Comune stesso (oggi forse ci saranno dichiarazioni in questo senso) ha applaudito l’operazione che ha liberato la città. Numerose sono le “cessioni” di droga documentate a carico dei cinque arrestati (e del sesto, ancora ricercato) nei dintorni della stazione. Episodi raccolti a partire da gennaio dalla Polizia, seguendo le tracce e fermando gli acquirenti, che erano per la maggior parte italiani.

Agli arrestati è contestata anche l’aggravante dello spaccio in danno di minori: in un caso è stata documentata la cessione (sempre di marijuana) ad un tredicenne.Nigeriani e ivoriano finiti in manette fino a giovedì maneggiavano dosi di marijuana e i clienti sapevano bene di poter “fare acquisti” con facilità al famigerato incrocio tra via Beccaria e via 25 aprile, noto ormai da diversi anni come punto di smercio nei dintorni della stazione, da decenni luogo di spaccio.

Gli acquirenti andavano davanti al negozio African Shop (che ha dato il nome all’operazione, ma è estraneo ai fatti): lo spacciatore “di turno” si allontanava, recuperava le dosi richieste a poca distanza e poi rientrava a completare la transazione. Le dosi di marijuana erano normalmente nascoste in un pacchetto di sigarette gettato in un cestino in via 25 aprile, ma in altre occasioni è stato nascosto nelle basi dei cartelli stradali provvisori di cantiere.


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