Liccati tace davanti al gip: «Come faceva al telefono»

Liccati tace davanti al gip: «Come faceva al telefono»

La compagna del sindaco non risponde alle domande. Rivolta intercettato: «Lei si incazza»

Orietta Liccati tace davanti al gip Patrizia Nobile e al pubblico ministero Luigi Furno. Sentita ieri, la compagna del sindaco di Lonate Pozzolo Danilo Rivolta, con lei arrestato martedì scorso, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Ex responsabile dell’ufficio tecnico comunale di Lonate Pozzolo (quando ancora Rivolta era assessore ai Lavori Pubblici di qui il sospetto che il “modus operandi” contestato dalla procura di Busto Arsizio a carico delle 7 persone arrestate con Rivolta e Liccati anche il fratello del sindaco e quattro imprenditori, andasse avanti sin dal 2008) ed ex assessore all’Urbanistica di Gallarate (dimessasi dopo l’arresto) è figura «che merita approfondimento particolare», scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare.

«Furba e attenta»

Liccati non viene quasi mai intercettata. «È più furba, più attenta» spiegherà Furno il giorno degli arresti. Ma mette voce su tutto: dal come gestire i soldi al come trattare il comandante Maria Cristina Fossati, grazie alla cui denuncia l’inchiesta ha preso il via. Del suo presunto coinvolgimento nella vicenda, del suo sapere tutto ciò che accadeva stando agli inquirenti, lo si evince quasi sempre da ciò che il compagno riferisce telefonicamente agli imprenditori coinvolti.

È Liccati ad arrabbiarsi e a cacciare di casa Rivolta quando sul suo conto transita la presunta mazzetta da 13 mila euro destinata all’acquisto di una libreria su misura per casa Liccati-Rivolta. «Ha detto che abbiamo usato il canale sbagliato» riferisce Rivolta. I soldi in realtà secondo l’ordinanza, avrebbero dovuto essere bonificati sul conto di un’amica di Liccati (in alcun modo collegabile a Rivolta e allo studio del fratello) che si è però poi tirata indietro. È sempre Liccati, stando a quanto Rivolta racconta a Massimo Zocchi, uno degli imprenditori coinvolti «ad incazzarsi perché dice che noi parliamo troppo al telefono».

L’ex comandante nel mirino

Loro parlano troppo al telefono, rischiando di essere intercettati (come è accaduto) e lei si incazza. Rivolta sembrerebbe quasi temere la compagna. E con lei si confronta anche sul da farsi per far smettere Fossati di intralciare gli affari. Rivolta spiega a Liccati di aver fatto «quel discorso a Fossati» e che «lei ha capito», Capito che avrebbe dovuto tenere a freno i propri uomini senza indagare sui presunti illeciti affari dei fratelli Rivolta. Liccati dice a Rivolta che meglio sarebbe stato eliminarla risolvendo il problema in modo radicale. Liccati dice al compagno: «Non puoi mandarla all’anagrafe?». L’altro gli risponde che Fossati è in capo all’Unione «non a Lonate e sarebbe demansionamento».

E sempre Liccati spiega a Rivolta di essersi informata: «Non è un demansionamento…rimane sempre responsabile…allora uno rimane comandante a vita! Non è così Dani, mi sono informata, non è un demansionamento». A Fossati nel gennaio 2017 non sarà più rinnovato il contratto con telefonate di gioia di Rivolta praticamente a chiunque. Mentre Liccati, sempre durante la chiamata in cui suggerisce di eliminare Fossati mandandola all’anagrafe - «lì tu hai uno scoperto» - in pochi istanti taglia corto ripetendo tre volte «ne parliamo dopo». Per evitare di dire troppo per telefono.

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