Pure i lavoratori di Malpensa voltano le spalle ad Alitalia

Pure i lavoratori di Malpensa voltano le spalle ad Alitalia

La compagnia vicina al fallimento. L’aeroporto varesino non trema, Linate rischia lo smantellamento

I lavoratori di Alitalia hanno detto “no” al pre accordo tra sindacati, compagnia aerea e Governo votando per il loro stesso fallimento. Mancanza di liquidità a breve, fornitori che, molto probabilmente, vorranno essere pagati subito e passeggeri timorosi che non si fideranno ad acquistare un biglietto aereo Alitalia sono tutte tessere di un mosaico più orientato a frantumarsi che a dimostrare una solida tenuta.

Malpensa resta a guardare, ancora una volta, già penalizzata dalle scelte in Alitalia nel corso degli anni. Ormai i voli della ex compagnia di bandiera sono ridotti al lumicino, forse pari a un 2% del traffico complessivo dello scalo del duemila: si decolla per New York con voli giornalieri o per Tokyo non più di tre volte alla settimana, in quest’ultimo caso vera e propria esclusiva di Alitalia a Malpensa. Niente di più, però.

Anche a Malpensa, i “no” dei lavoratori hanno vinto: dei 321 dipendenti Alitalia, 278 hanno voltato le spalle al verbale di accordo. Lo stesso a Linate dove 698 sono stati i voti contrari su 858 votanti e dove, va ricordato, più del 50% del traffico aereo è targato Alitalia. Così, se Malpensa può uscire per così dire indenne da un’eventuale messa in liquidazione della compagnia aerea, il Forlanini rischia, invece, parecchio, quasi uno smantellamento. Forse stavolta servirà, sì, un decreto ministeriale pro Linate per limitarne le movimentazioni ed evitare che gli slot di Alitalia finiscano nel paniere di qualsiasi altro vettore.

Le compagnie già presenti vicino all’idroscalo si staranno fregando le mani. Mentre la lounge dal nome evocativo, “casa Alitalia”, inaugurata a Malpensa meno di un anno fa potrà pensare più serenamente a chiudere i battenti. Altro che “live cooking” dove lo chef cucina in diretta proponendo una selezione di menù a base di pasta e pizza e persino piatti vegeteriani o privi di glutine per chi è allergico. Le 90 poltrone Frau continueranno a fare la differenza? Chi ci si siederà?

Nuove rotte Alitalia non sono arrivate a Malpensa, anzi sono state pure tagliate quelle che c’erano, come la tratta per Mosca o per Roma ad esempio. E se Malpensa può dirsi vaccinata al disimpegno di Alitalia, Linate no.

«Il verbale era volto ad impedire il fallimento dell’impresa» ricorda Nino Cortorillo, segretario nazionale della Filt Cgil, per anni segretario generale Filt della Lombardia, molto preoccupato della fase che si apre adesso, «senza precedenti». C’è il rischio che gli aerei rimangano a terra? «Assolutamente sì», risponde. «Il rischio di abbattere i ricavi è un rischio concreto. Un disastro totale».

Sull’altro fronte, Francesco Staccioli, segretario nazionale Usb, è invece convinto che il «negoziato possa e debba continuare». I 1.100 licenziamenti dichiarati dall’azienda diventati 980 persone in Cassa integrazione a rotazione per due anni dopo la mediazione sindacale non è un dato positivo, secondo lui. Neanche la riduzione degli stipendi portata all’8%. «Si arriva a una media del 20% per effetto di 4 interventi», dice. «In 8 anni sono stati tagliati 12.000 posti di lavoro in Alitalia».

E Malpensa, cosa dovrebbe dire? «Malpensa è già un rubinetto chiuso», annota Staccioli.


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