Disabili e anziani uniti nello sport
Una foto di gruppo per i protagonisti: Sacra Famiglia, SPI e Vharese giocano insieme a bocce. Un progetto importante e in continua crescita

Disabili e anziani uniti nello sport

Un progetto inclusivo legato al mondo delle bocce, creato dal sindacato pensionati della Cgil di Besozzo. La famiglia si è allargata: con loro l’Istituto Sacra Famiglia di Cocquio Trevisago e i ragazzi del Vharese

VARESE - Dove c’è un’attività che funziona ci sono persone, più spesso una sola persona, che la fanno funzionare con passione, senza risparmio, impermeabili ad ogni negatività o barriera che la nostra società rifila a chi fa, nel sociale e non solo. Nel caso del progetto inclusivo legato al vecchio e caro gioco delle bocce le realtà sono tre e le persone, tutti volontari, sono splendidamente tante.
Una sorta di “ricominciamo da tre”, portatore sano di serenità e benessere per chi lo fa e per chi lo riceve.
«Il merito di questo progetto è del Sindacato Pensionati della CGIL di Besozzo nella persona di Severino Bonandin - racconta Emidio Novali dell’Istituto Sacra Famiglia di Cocquio Trevisago - L’idea nata cinque anni fa consisteva nel mettere insieme anziani e persone con disabilità in un gioco popolare come quello delle bocce».

«Inclusione, relazione, rispetto»

La prima volta fu all’Aprica dov’erano in programma le finali regionali del torneo di bocce del sindacato pensionati ma anche le finali di pesca, di burraco, scala 40 e di ballo. «In quell’occasione inserimmo il torneo di bocce “1+1” includendo anziani insieme agli ospiti della Sacra Famiglia - continua Novali - Come ogni novità le cose sono andate via via migliorando sull’esperienza dell’anno precedente. All’allegra compagnia si sono uniti anche i ragazzi del Vharese della nostra amica Anna Sculli arrivando ad oggi con giornate come quella organizzata nello splendido ed accogliente bocciodromo di Cocquio Trevisago, con regole semplici e un pranzo condiviso dai protagonisti per la soddisfazioni di tutti. Tutti determinati a continuare aprendo a chi vorrà condividere con noi questa esperienza che dall’anno scorso comprende anche il golf e dal primo semplice incontro è diventata una profonda amicizia. Un bell’esempio di inclusione, di relazione con gli altri ma soprattutto di una cosa grandiosa come il rispetto per la persona».
Ma cosa succede ad un lavoratore che taglia il traguardo della pensione dopo tanti anni di sindacato e scopre il mondo della disabilità intellettiva? «In effetti la mia è stata davvero una scoperta - risponde Severino Bonandin, responsabile del progetto coesione e inclusione dello SPI CGIL di Besozzo - Una bella scoperta, oggi consolidata realtà, che condividiamo con la Sacra Famiglia di Cocquio e il Vharese con la speranza di condividerla in un futuro non troppo lontano anche con altre realtà». Non solo bocce, dunque, ma anche di ogni altra opportunità per toccare con mano l’inclusione sociale attraverso lo sport.

Una tappa a Giubiano

Torniamo però alla scoperta. «Ho scoperto un mondo a me sconosciuto - ammette Bonandin - prima di andare in pensione la mia vita era dedicata quasi esclusivamente al lavoro. Con questo progetto intendiamo aprire le case di riposo e gli istituti ad attività esterne e inclusive. Una proposta accettata con entusiasmo contagioso dalla Sacra Famiglia e dal Vharese tanto che alcuni pensionati dello SPI non coinvolti nella giornata organizzata al Bocciodromo di Cocquio mi hanno chiamato chiedendo di poter esserci per giocare o dare una mano. Una scoperta nella scoperta è conoscere persone fantastiche che senza questa iniziativa difficilmente avrei incontrato».
Ultimo, ma solo per ordine alfabetico, è il Vharese. «L’amicizia con il gruppo dello SPI Lombardia nasce nel lontano 2012 - racconta Anna Sculli - L’occasione fu un invito da Sabina del gruppo di Carnago per una partita a bocce “1+ 1 = 3” che non è un errore ma lo spirito che insieme si possono fare tante cose. Alcuni dei nostri ragazzi del settore bocce furono invitati a condividere trasferte in giro per l’Italia per partecipare ai “Giochi di Liberetà”. Prima all’Aprica, poi a Rimini, quest’anno a Cattolica. La cena insieme, una domenica a giocare a tombola o a sentire un concerto. Lo sport è diventato un mezzo per incontrare e conoscere nuovi amici».
Così, oltre al calcio, allo sci, al nuoto e alla pallacanestro, quella del settore bocce è ormai diventata un’attività corposa e itinerante. Itinerante e in continua espansione.
«Quest’anno si è sentita l’esigenza di condividere con altri gruppi questa esperienza positiva, diventando parte attiva del progetto “Giochi di Liberetà” 2016 - conclude Sculli - organizzando nella nostra casa del bocciodromo di Giubiano una tappa del progetto provinciale. Quella offerta dallo SPI è una delle tante opportunità che vanno prese al volo per crescere, diventandone promotori per permettere a chiunque di condividerla».


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