«I cartelli bilingue? Toglierli non è prioritario. E poi il dialetto fa parte delle nostre radici»
Il caso dei cartelli in dialetto, che molto ha già fatto discutere, torna in auge

«I cartelli bilingue? Toglierli non è prioritario. E poi il dialetto fa parte delle nostre radici»

Sulla proposta di Varese 2.0 e Progetto Concittadino interviene anche il segretario cittadino Pd Luca Paris

VARESE - «Rimuovere i cartelli in dialetto? Assolutamente no. La lingua fa parte delle nostre radici». Sul dibattito, che ha raggiunto anche toni aspri nelle scorse settimane, legato alla proposta di modificare la cartellonistica varesina, rimuovendo i cartelli bilingue che riportano la scritta “Varés” in lombardo occidentale, interviene il segretario cittadino del Partito democratico, Luca Paris.

Il quale non solo getta acqua sul fuoco delle polemiche proponendo una soluzione di mediazione. Ma difende anche il valore del dialetto varesino. «Io sono personalmente contrario alla rimozione dei cartelli in dialetto – dichiara Paris – Innanzitutto perché non la ritengo una priorità amministrativa. Stiamo portando avanti una serie di provvedimenti importanti per Varese, che stanno migliorando e miglioreranno la città. La rimozione dei cartelli assolutamente non serve a questo».

La proposta di toglierli era stata formulata dalle liste civiche Varese2.0 e Progetto Concittadino, che in un documento programmatico avevano inserito anche questo punto. La rimozione dei cartelli e la loro sostituzione con altri cartelli, che promuovessero Varese dal punto di vista turistico, e richiamassero le peculiarità della bellezza del territorio, attraverso la frase “La città in un giardino”.

Su questo punto si era battuto in particolare il vicesindaco Daniele Zanzi (Varese2.0), il quale aveva sottolineato come non fosse una polemica contro i cartelli in dialetto, ma la scelta di offrire a chi arriva a Varese una serie di informazioni sulla città. Paris oggi sottolinea come un cartello non debba per forza essere sostitutivo dell’altro. «Possiamo benissimo aggiornarli, aggiungendo la frase “La città in un giardino” alle strutture già esistenti, senza così privarci della traduzione in dialetto del nome della nostra città» sottolinea l’esponente del Pd.

Paris infatti sostiene di essere «assolutamente europeista e vedo il futuro dell’Italia all’interno dell’Unione europea. Ma il fatto di guardare al futuro e alla costruzione della nostra identità di cittadini europei non significa dimenticare la nostra identità e le nostre radici, che sono legate strettamente al nostro territorio».

La presa di posizione del segretario del Pd, che appare decisamente di buon senso, farà senz’altro discutere, riaccendendo il dibattito politico cittadino. Tuttavia può rappresentare una soluzione per uscire dallo scontro che si è creato tra posizioni decisamente polarizzata e apparentemente inconciliabili.


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