Il magico Sacro Monte di Stendhal
Il Sacro Monte sopra Varese in una rara stampa

Il magico Sacro Monte di Stendhal

E il lago quieto cantato da Bacchelli: «Le Cappelle sono davvero belle e si succedono come una serie di variazioni di Haendel»

«L’aspetto del borgo disposto tutt’intorno alla chiesa è singolare. Le montagne grandiose. Insieme magnifico: al calar del sole, noi vedemmo sette laghi. Credetemi, cari amici, ho potuto girare in lungo e in largo Francia e Germania senza ricavare simili sensazioni».
È l’entusiastico commento di Henry Beyle, in arte Stendhal, alle prese con la magnificenza del panorama che si scorge dal Sacro Monte, ma il giorno dopo è già al lago di Varese «a pescare del pesce persico», quindi a lodare il centro di Varese: «La prima necessità di una città è di avere portici dove si possa passeggiare in pace quando tira vento o piove... Varese, in Lombardia, Brescia, eccetera, hanno eccellenti portici a destra e a sinistra del teatro, portici bassi dove la pioggia non può penetrare, qualunque sia la forza del vento», commenta l’autore de “La Certosa di Parma”.

Samuel Butler, nel suo “Alps and Sanctuaries”, ha invece parole intrise di humour britannico: «Gli italiani, pare non possano fare a meno di scoprire un luogo elevato senza metterci sopra qualcosa. È il caso del Sacro Monte sopra Varese. Le Cappelle sono davvero belle e si succedono come una serie di variazioni di Haendel. Ognuna di esse è una piccola gemma architettonica, le statue all’interno sono spesso splendide, sebbene non paragonabili a quelle di Varallo».

Un altro scrittore entusiasta di Varese e dintorni è lo scapigliato Ambrogio Bazzero, che racconta di una lunga gita tra laghi e colline nel nostro territorio: «Se tra i miei lettori c’è qualche Varesino, mi congratulo con lui ch’è nato fra quei colli e quei monti avvolti da quell’aria che fa guadagnare gli ostieri e scapitare l’amor platonico: se c’è qualche Varesina le dirò che ho veduto dei porticati, dei poggioli antichi, delle vie pittoresche, de’ bei quadri presso il proposto».

Loda invece il lago di Varese Riccardo Bacchelli, nel suo “Italia per terra e per mare”: «Mi pare di non aver mai vista, adunata in una conca di lago, una tanta effusione di luce perlacea, come quella che saliva e posava sulla viva quiete delle sue acque (…). E ci sono viottoli e stradette antiche, piene di un garbo agreste e gentilmente austero, di quella naturale ritrosia che conferisce un carattere sobrio e segreto, di idillica rusticità».


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