Musulmani  a San Vittore . In 12 a pregare  per il mondo
«Quelli che fanno queste cose non sono esseri umani. La vera religione prevede il rispetto verso tutti»

Musulmani a San Vittore . In 12 a pregare per il mondo

Un messaggio di solidarietà - «Nel Corano non è scritto da nessuna parte di uccidere le persone»

Musulmani a messa a San Vittore: in dodici hanno assistito alla celebrazione nella basilica di Varese in segno di pace e solidarietà.
Seduti nelle prime panche, adulti ma anche bambini, hanno voluto, come migliaia di musulmani in Italia, accettare l’invito degli imam francesi e delle comunità musulmane italiane, a partecipare alla messa di domenica 31 luglio insieme ai cattolici per testimoniare la condanna al terribile omicidio di padre Jacques Hamel, l’ottantaseienne sacerdote francese nella chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, non lontano da Rouen.
«Sono venuto semplicemente per dare un messaggio: l’islam non è terrorismo. Per noi, invece, è come andassimo in giro con scritto in fronte il contrario» dice Takkid, volontario di Auser e mediatore culturale per chi, come lui, arriva dal Bangladesh.
Su chi compie atti di terrore la condanna è ferma. «Quelli che fanno queste cose non sono esseri umani. La vera religione prevede il rispetto verso l’umanità. Non si uccide per diventare musulmano o cattolico».
Una giornata storica che certamente la Basilica di san Vittore non aveva vissuto nei secoli.
«Ho saputo che c’era questa possibilità di oggi, di incontrarsi tra cattolici e musulmani, e ci siamo raccolti in un po’ di persone semplicemente per dare una testimonianza di pace. Con me sono venuti alcuni ragazzi che seguo come mediatore, richiedenti protezione internazionale, asilo politico, che passando dalla Libia, sono arrivati in Italia a Lampedusa e dopo essere stati accolti in Sicilia sono arrivati a Varese».
Per organizzarsi hanno chiesto aiuto a Marisa Dantona, dello sportello immigrati di Auser Varese di piazza De Salvo. «Ho semplicemente chiamato in sagrestia sabato sera, per sapere gli orari della messa e per segnalare il desiderio che queste persone avevano di intervenire. Sono cattolica, ma quando si va in una casa si chiede permesso. Loro poi hanno fatto un po’ di passaparola e sono arrivati in dodici».
«Siamo contenti per essere stai qui» dice Amin, decano del gruppo, che ha accompagnato i suoi connazionali alcuni da più tempo a Varese, altri arrivati da poco.
«Sono residente qui da 25 anni. Sono cittadino italiano e voglio vivere in pace con tutte le altre religioni. Con quanto di terribile sta accadendo oggi nel mondo non siamo d’accordo. Nel mio Corano non è scritto da nessuna parte di uccidere le persone e a noi davvero dispiace di cuore che accada in nome dei musulmani. Chi lo fa non è nemmeno musulmano».


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