«Noi non festeggiamo il 2 Giugno». I sindaci leghisti contro le celebrazioni
Matteo Bianchi (Foto by Archivio)

«Noi non festeggiamo il 2 Giugno». I sindaci leghisti contro le celebrazioni

Il segretario provinciale Bianchi ha dato indicazione agli amministratori del Carroccio di non partecipare alle manifestazioni

«Noi non festeggiamo il 2 Giugno». I sindaci leghisti della provincia di Varese non scenderanno in piazza, oggi, per le celebrazioni della Festa della Repubblica.

L’iniziativa è partita dal segretario provinciale del partito Matteo Bianchi, sindaco di Morazzone, che ha ripreso la battaglia lanciata a livello nazionale dal segretario federale Matteo Salvini.

«Non c’è niente da festeggiare oggi - spiega Bianchi - non partecipiamo al festival dell’ipocrisia. Nessuno dei nostri sindaci, né dei piccoli comuni né delle grandi città, parteciperanno alle celebrazioni. Con la situazione che stiamo vivendo a livello nazionale, decisamente c’è poco da festeggiare. Molto meglio passare il tempo con la famiglia, o dedicarlo alle attività delle associazioni del nostro territorio».

Lo “sciopero” del 2 Giugno era stato lanciato l’altro giorno proprio da Salvini, che aveva annunciato che avrebbe scritto «ai 300 sindaci della Lega ed ai 3000 amministratori perché il 2 giugno si tengano lontani da qualsiasi celebrazione. Non c’è nulla da festeggiare con prefetti che stanno riempiendo l’Italia di immigrati».

Ribadendo: «I nostri amministratori si tengano lontano da qualsiasi ipocrisia. Noi non facciamo le comparse, in questo Paese c’è davvero poco da festeggiare». In provincia di Varese, oltre ai numerosi amministratori dei comuni più piccoli, la Lega Nord governa due delle quattro città principali, ovvero Gallarate e Saronno. La protesta che ha lanciato Salvini richiama molto la Lega delle origini, che andava contro le celebrazioni legate all’Unità nazionale e in generale all’italianità. Anche se questa volta appare non tanto come una battaglia culturale, quanto come una forma di protesta contro l’attuale governo. In ogni caso, una mossa astuta per riscaldare gli animi dei lumbard nel periodo post-congressuale.


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