Un corteo di 200 varesini per (ri)dire no al fascismo
Da piazza Beccaria al carcere Miogni nelle cui vicinanze fu ucciso Carletto Ferrari, fino a Palazzo Estense: un viaggio nei luoghi della Resistenza varesina per dire un altro no al fascismo (Foto by Varese Press)

Un corteo di 200 varesini per (ri)dire no al fascismo

L’iniziativa di Progetto Concittadino ha toccato i luoghi simbolo della Resistenza nel capoluogo

VARESE - Una camminata antifascista per ricordare i fatti che ebbero luogo a Varese durante il regime e durante la guerra. E come quei luoghi siano cambiati nel passaggio dal fascismo alla democrazia. L’evento “La libertà è come l’aria-Passeggiata antifascista” si è svolto ieri pomeriggio, coinvolgendo circa 200 persone. Un’iniziativa organizzata dall’associazione Progetto Concittadino, presieduta da Natalino Bianchi, e che esprime due esponenti nelle istituzioni, l’assessore all’Ambiente Dino De Simone e il consigliere comunale Enzo Laforgia.

Presenti, oltre a loro, anche il sindaco Davide Galimberti e l’assessora Rossella Dimaggio, il segretario provinciale del Pd Samuele Astuti, sindaco di Malnate, il sindaco di Comerio Silvio Aimetti, il sindaco di Lozza Giuseppe Licata, il segretario del Pd di Varese Luca Paris e il consigliere comunale di Varese2.0 Valerio Crugnola.

Laforgia, storico di fama, racconta i fatti che ebbero luoghi negli edifici varesini di cui, durante la passeggiata di ieri, si è parlato. «Siamo partiti da piazza Beccaria – spiega Laforgia – perché qui, nella parte finale di via Veratti, si trovava il negozio di biciclette di Augusto Zanzi, che era frequentato da molti antifascisti, che avrebbero poi combattuto nella Resistenza».

La camminata è andata da piazza Beccaria fino a Palazzo Estense, dove si è parlato degli altri luoghi simbolici. Innanzitutto i Miogni, «perché nelle vicinanze del carcere fu ucciso Carletto Ferrari, e c’è infatti una lapide che lo ricorda». Ma dal carcere di Varese passarono anche due famosi italiani ebrei, Liliana Segre, quando aveva appena 13 anni, ed Eugenio Colorni, arrestato a Trieste, processato a Milano e detenuto per poco a Varese, la cui storia invece poco conosciuta. «Fu mandato poi al confino nel ’38 e fu tra i firmatari del celebre manifesto di Ventotene».

In via Dante si trova invece Villa Dansi, che fu soprannominata, come molte altre ville in quel periodo in Italia, Villa Triste. «Era la sede dell’ufficio politico e investigativo della Guardia nazionale repubblica della Rsi. La legge lì dentro era sospesa, visto che si praticava la tortura per estorcere informazioni».

Infine, Palazzo Estense, simbolo delle istituzioni. Se durante il regime venne a Varese «il segretario nazionale del Partito nazionale fascista per tenere un discorso ai varesini dal balcone, oggi appena si entra la prima cosa che si trova è la lapide che commemora i caduti del San Martino. E ci sono anche quelle per Claudio Macchi e Calogero Marrone».

Un fatto importante che Laforgia ricorda è che «il primo atto della nuova giunta del Cln di Varese fu reintegrare al suo lavoro proprio il capo dell’Anagrafe Calogero Marrone. Ai tempi, non si aveva avuto ancora notizia della sua morte».


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