Una serie limitata di grappe bosine per far rifiorire il Bernascone
Ieri la presentazione con il prevosto Panighetti, il sindaco Galimberti e le 1617 grappe confezionate in una scatola che ricorda una delle pietre di posa del Bernascone (Foto by Varese Press)

Una serie limitata di grappe bosine per far rifiorire il Bernascone

Rossi d’Angera ha studiato un modo originale e gustoso per raccogliere fondi finalizzati al restauro del campanile

VARESE - Quando il senso civico sposa la causa della storia compie un’operazione fra le più meritorie: se poi si impegna nella tutela dei simboli del sentimento religioso di un popolo allora davvero si sublima.

In questo sta il significato della campagna di raccolta fondi per il restauro del campanile di San Vittore che il comitato “Amici del Bernascone” presieduto da monsignor Luigi Panighetti sostiene da qualche giorno: una campagna che, a 400 anni esatti dalla posa della prima pietra – avvenuta domenica 5 marzo 1617 – abbina con grande intuito una delle eccellenze enogastronomiche nostrane, la Grappa Rossi d’Angera, all’indiscussa perfezione architettonica cittadina.

Per la più regale delle torri campanarie varesine, infatti, dal giorno di San Martino si è attivata l’iniziativa “Una pietra per il Bernascone”, nella quale la famosa grappa varesina millesimata e barricata si presenta in una nuova veste studiata per sostenere i lavori di restauro del campanile: un’edizione limitata di 1617 bottiglie di distillato fieramente bosino confezionate in una scatola che ricorda una delle pietre della posa. I “mattoni” numerati saranno disponibili negli uffici della basilica e sul sagrato di San Vittore per due domeniche alla cifra di 50 euro ciascuno.

Il primo cittadino Davide Galimberti ha comperato di tasca sua la bottiglia simbolica recante il numero 500: «Un’iniziativa lodevole – ha dichiarato il sindaco - che cade in prossimità delle feste natalizie e abbina all’esigenza del restauro di un bene importante cittadino ad una bottiglia di pregio: facendone omaggio a parenti e conoscenti si promuove un’opera non solo utile alla collettività ma anche necessaria».

I proventi – come ha spiegato il prevosto – saranno un primo, piccolo passo verso l’impresa, che necessità in realtà di un milione e mezzo di euro in totale per il suo compimento; al restauro esterno verrà abbinato il recupero delle parti interne in vista della possibilità di visite da parte della cittadinanza. Fortunatamente, in base alle recensioni compiute nel mese di agosto, i tecnici hanno confermato che il Bernascone non ha problemi di stabilità: ma un bel restyling in occasione dei quattro secoli di vita è più che doveroso per il nume tutelare caro ai varesini.


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