Varese si incanta con il presepe vivente

Varese si incanta con il presepe vivente

Un pubblico sempre numerosissimo, un esercito di volontari e anche un gruppo di profughi ad aiutare

Sacra rappresentazione in piazza san Vittore: ed è di nuovo Natale.
È andata in scena ieri pomeriggio “Veni per Mariam”, la consueta rappresentazione natalizia diretta dal regista varesino Andra Chiodi, un appuntamento immancabile per le famiglie di città e provincia.
Un esercito di volontari: circa 500 scout Aggs Varese 2, cui si è aggiunto un gruppo arrivato apposta da Novate Milanese, 15 profughi che da Varese e Induno Olona si sono prodigati per aiutare, il piccolo Giorgio di pochi mesi, nipote del regista, nei panni del bambino Gesù e tanti che hanno dare il proprio contributo anche se piccolo.

«Una bellissima manifestazione – ha detto Davide Galimberti, partecipando per la prima volta da sindaco - un segno di come la comunità è operosa in determinati settori. È un momento di aggregazione importante soprattutto per i più piccoli e i più grandi. È una rappresentazione da promuovere al meglio perché importantissima».

L’iniziativa è legata a due importanti realtà: al Banco Alimentare Nonsolopane e ad Avsi con la sua campagna per raccogliere fondi a sostegno dei diversi progetti di aiuto a chi è in difficoltà in tutto il mondo. Lo spunto per il tema di quest’anno «è venuto proprio dai ragazzi – spiega Chiodi, che da 17 anni dirige la sacra rappresentazione - Sono stati loro a parlarmi della figura di Maria, come di quella più familiare cui rivolgersi. Mi sembrava interessante parlare di come, attraverso il suo sguardo, possiamo arrivare al bimbo di Betlemme, ma anche arrivare a lei sotto la croce».

Nel leggere diversi autori per individuare il focus della rappresentazione: «sono arrivato anche al “Magnificat” di Alda Merini e a “Interrogatorio a Maria” di Giovanni Testori. Mi hanno ispirato nell’idea che Gesù viene nel mondo attraverso Maria. Ho pensato che per ragazzi fosse importante soprattutto poter dialogare direttamente con lei». E sono stati proprio loro a rivolgersi sul palco alla Madonna, impersonata dall’attrice Angela Demattè, per farsi raccontare la sua vicenda.

I vicoli e le piazze attorno alla basilica, sin dal primo pomeriggio, hanno accolto i varesini tra animali “del presepe” e grandi riproduzioni di celebri dipinti «che rappresentavano i diversi momenti della vita di Maria e anche il suo sguardo verso Gesù dall’Annunciazione al primo miracolo di Cana» spiega una delle organizzatrici. Negli anni Chiodi è stato chiamato a portare anche altrove la sacra rappresentazione.

«Mi interessa e mi appassiona. A Varese però è diverso un po’ perché è la mia città, ma anche per il valore, la storia e la rilevanza che l’evento ha qui. In altri posti si arriva come per uno spettacolo, qui si costruisce col territorio e la gente di Varese».
E sono proprio i volontari che Andrea vuole ringraziare: «Comune di Varese e Fondazione comunitaria del Varesotto sono fondamentali perché ci aiutano a coprire le spese tecniche. La grandiosità di quanto si vede rappresentato è opera di moltissima gente che offre il proprio lavoro in maniera gratuita per raccontare questa storia: dalla ditta Albini e Castelli che costruisce il palco ai bambini che ci salgono fino a chi può offrire anche solo un cestino per le pastorelle. Non credo sarebbe possibile realizzare un evento simile, senza tanta gratuità».

Al termine della manifestazione, il prevosto monsignor Luigi Panighetti, ha letto il messaggio dalla Santa Sede nel quale, oltre ad elogiare l’iniziativa lodevole, il santo padre ha esteso la propria benedizione alla città di Varese.
« È più volte risuonata la frase: “non temete” – ha aggiunto il vescovo, monsignor Franco Agnesi, vicario episcopale di zona – . In questi giorni è un pensiero importante, ma sarebbe vago se, questa sera, non avessimo visto cosa significa: prendersi cura dei più piccoli. In questo tempo difficile, la fede si traduce nel guardare a loro, che non sono solo il solo futuro della città, ma sono il presente, che toglie la paura, perché ci mostra che sono capaci di grandi cose. Il segreto del non avere timori sta nel prendersi cura degli altri».


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